#CANNES76 – 16/27 maggio 2023 SPECIALE #13 (DAY 5): Le incursioni critiche di Marina sulla Croisette

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Tutti Pazzi per SCORSESE

(da Cannes Luigi Noera e Marina Pavido – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)

Grande fermento sulla Croisette, durante questa quinta giornata di Cannes 76! Nel pomeriggio, infatti, ha avuto luogo la proiezione in anteprima di Killers of the Flower Moon, l’ultima fatica del grande Martin Scorsese, qui presentata fuori concorso. Eppure, questo non è l’unico titolo degno di nota a essere stato presentato oggi. Di seguito, infatti, ecco una panoramica dei principali lungometraggi in anteprima.

COMPETITION

MAY DECEMBERMAY DECEMBER di Todd HAYNES

È quasi sempre una garanzia, il regista Todd Haynes. E infatti, anche in questo 76° Festival di Cannes, il cineasta è riuscito a farsi onore all’interno di un già di per sé ricco concorso con il suo May December, in corsa per la Palma d’Oro. Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto che, verso la fine degli anni Novanta, ha sconvolto gli Stati Uniti, il lungometraggio vede schierati in prima linea due mostri sacri del panorama cinematografico contemporaneo: Julianne Moore e Natalie Portman.

Gracie (impersonata dalla Moore) è una donna di mezza età, divenuta famosa per aver avuto, circa vent’anni prima, un figlio da un ragazzino di tredici anni, divenuto poi suo marito dopo che la donna è uscita dal carcere. La loro storia sta per diventare un film e a tal fine Elisabeth (la Portman), un’attrice che nel suddetto lungometraggio dovrà impersonare proprio il ruolo di Gracie, trascorrerà molto tempo insieme a lei e alla sua famiglia, al fine di comprendere appieno il suo personaggio e di capire come si siano svolti gli eventi.

Con May December, dunque, Todd Haynes ci ha regalato un lungometraggio estremamente complesso e stratificato, in cui ci vengono mostrate dinamiche famigliari malate e rapporti interpersonali in cui non si fa altro che manipolarsi a vicenda, ma in cui, soprattutto, viene fatta una sottile e mai banale riflessione sul cinema e su come la realtà difficilmente possa essere riprodotta nella sua vera essenza. Malgrado si cerchi, in un modo o nell’altro, di (ri)viverla in prima persona in ogni suo più controverso aspetto.

Immagini sdoppiate allo specchio, una rigorosa ed elegante composizione del quadro, ambientazioni che stanno a conferire al tutto un carattere senza tempo. Todd Haynes ha pensato a ogni minimo dettaglio. Questo suo importante May December è un’opera estremamente intelligente e raffinata, ulteriore conferma dello straordinario talento del regista di Los Angeles.

d52BANEL ET ADAMA di Ramata-Toulaye SY

Opera prima della giovane regista senegalese Ramata-Toulaye SY, Banel et Adama – in corsa per la Palma d’Oro a Cannes 76 – è una tenera storia d’amore, ma anche un film di denuncia nei confronti di una società ancora troppo chiusa e patriarcale in cui non v’è considerazione alcuna per l’essere umano in quanto tale e per la libertà individuale.

La storia messa in scena, dunque, è quella della giovane Banel, già vedova e innamoratissima di Adama, il suo secondo marito, il quale, secondo tradizione, dovrebbe diventare capo tribù per lignaggio, ma che vuole assolutamente rifiutare tale nomina, al fine di poter condurre una vita libera insieme alla sua sposa. I due, infatti, sognano di andare ad abitare fuori dal loro villaggio all’interno di una delle numerose case attualmente sommerse dalla sabbia, rifiutando ogni convenzione sociale. Nel momento in cui la loro terra verrà colpita da una grave siccità, tuttavia, gli abitanti incolperanno di ciò proprio Adama, che, appunto, ha osato infrangere un’importante tradizione.

Banel et Adama, dunque, tratta i suggestivi paesaggi rappresentati (memorabili le inquadrature delle case sommerse dalla sabbia) alla stregua di veri e propri personaggi, in grado di svolgere un ruolo centrale quando si tratta di decidere il destino dei due giovani protagonisti. Una regia complessivamente pulita – anche se a tratti un po’ ingenua – ha dato vita a un lungometraggio sincero, genuino e appassionato, che soffre soltanto per qualche lungaggine di troppo. Trattandosi di un’opera prima, tuttavia, tali “pecche” sono più che giustificate. Bisognerà vedere quali altre sorprese la regista avrà in serbo per noi.

UN CERTAIN REGARD

GOODBYE JULIA di Mohamed KORDOFANI

Alla vigilia della divisione del Sudan, Mona, un’ex cantante nord-sudanese, cerca di fare ammenda per aver accidentalmente causato la morte di un uomo sud-sudanese assumendo sua moglie come domestica. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

ONLY THE RIVER FLOWS di Wei Shujun

Nella Cina degli anni ’90, tre omicidi vengono commessi nella piccola città di Banpo. Ma Zhe, capo della polizia criminale, viene incaricato di risolvere il caso. Una borsetta lasciata in riva al fiume e le testimonianze dei passanti indicano diversi sospetti. Mentre il caso si blocca, l’ispettore Ma si confronta con l’oscurità dell’animo umano e sprofonda nel dubbio… Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

OUT OF COMPETITION

KILLERS OF THE FLOWER MOON di Martin SCORSESE

Basato sul best-seller di David Grann, acclamato dalla critica, Killers of the Flower Moon è ambientato nell’Oklahoma degli anni ’20 e segue una serie di violenti omicidi di membri della famiglia Osage, divenuti ricchi grazie al petrolio, noti come il “Regno del Terrore”. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

CANNES PREMIERE

LE TEMPS D’AIMER di Katell QUILLÉVÉRÉ

  1. Su una spiaggia della Normandia, Madeleine, cameriera in un ristorante d’albergo e madre di un bambino, incontra François, uno studente ricco e colto. Tra loro è immediatamente colpo di fulmine. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

SEMAINE DE LA CRITIQUE

Compétition

d53LE RAVISSEMENT di Iris Kaltenbäck

La maternità, si sa, è per molte donne una questione piuttosto delicata. Soprattutto quando si ha paura di non essere più così giovani o di non essere in grado di mettere al mondo dei figli. Eppure, a volte, tale controversa questione può assumere connotazioni ben più complesse, rivelando, innanzitutto, un forte, fortissimo bisogno d’amore. Ne sa qualcosa, a tal proposito, la giovane regista francese Iris Kaltenbäck, la quale, in occasione del 76° Festival di Cannes, ha presentato all’interno della Semaine de la Critique Le Ravissement, la sua intensa e toccante opera prima.

La storia messa in scena, dunque, è quella di Lydia (impersonata da una straordinaria Hafsia Herzi), che lavora come ostetrica e che, dopo essersi lasciata con il fidanzato, scopre che la sua migliore amica Salomè è incinta. Una volta nata la bambina, Lydia incontrerà per caso in ospedale Milos (Alexis Manenti), con il quale aveva avuto un’avventura di una notte e a cui farà credere che la figlia della sua amica Salomé sia, in realtà, la loro figlia.

Le Ravissement, dunque, è la storia di una persona fondamentalmente sola. Di una persona che, seppur ancora giovane, sente sempre di più il passare degli anni e ha paura che, ormai, sia troppo tardi per poter ottenere ciò che ha sempre desiderato. Iris Kaltenbäck ha messo in scena tutto ciò optando per una regia composta e priva di fronzoli, ma, allo stesso tempo, straordinariamente matura. La macchina da presa è costantemente vicina alla sua magnetica protagonista e ci regala, malgrado la complessità dei temi trattati e la scelleratezza di determinate azioni, momenti di grande tenerezza. Come quando, ad esempio, Lydia accudisce le partorienti durante il travaglio o quando si prende cura della figlioletta della sua amica.

Non giudica mai, la regista, le azioni di Lydia. Al contrario, ci mostra gli eventi praticamente costantemente attraverso il suo punto di vista lasciando che anche lo spettatore possa in qualche modo mettersi nei suoi panni. E così, questo piccolo e prezioso Le Ravissement si rivela immediatamente un disperato grido d’aiuto, l’urgente necessità di sentirsi amati, di avere qualcuno per cui lottare, di non sentirsi più soli.

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Marina Pavido

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