#CANNES76 – 16/27 maggio 2023 SPECIALE #7 (DAY2): Le incursioni critiche di Marina sulla Croisette

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Si entra nel vivo del festival

(da Cannes Luigi Noera e Marina Pavido – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)

Mercoledì 17 maggio, finalmente, il 76° Festival di Cannes è iniziato a pieni ritmi. Tra tante sorprese e qualche delusione, ecco alcuni tra i principali film presentati sulla Croisette.

COMPETITION

d25MONSTER di KORE-EDA Hirokazu

Secondo film realizzato in Giappone dall’ormai celebre cineasta coreano Kore-eda Hirokazu, Monster si è rivelato una piacevole sorpresa all’interno del concorso di Cannes 76. Intimo, delicato e per nulla banale, il lungometraggio rientra appieno nei canoni del cinema dell’autore, rivelandosi perfettamente in grado di trovare ogni volta nuovi modi di raccontare una storia.

L’adolescente Minato vive da solo con sua madre in seguito alla morte di suo padre. La donna, da qualche tempo, è molto preoccupata a causa del comportamento di suo figlio, che, osservato dall’esterno, sembrerebbe privo di ogni logica. Il ragazzo sembra, infatti, diventato improvvisamente scellerato – oltre a fare discorsi senza senso – e, dopo essere tornato a casa con un orecchio ferito, accusa uno dei suoi insegnanti di averlo picchiato. Come staranno davvero le cose?

Monster mette in scena, in realtà, una storia molto più complessa e stratificata di quanto inizialmente possa sembrare. E così, durante la visione, la stessa si compone lentamente come se fosse un puzzle attraverso tre punti di vista: quello della madre, quello dell’insegnante e, infine, quello di Minato.

Immagini poetiche di adolescenti che corrono felici per i prati – finalmente lontani dal “mondo degli adulti” – e che fanno di un vecchio autobus abbandonato il loro rifugio speciale, insieme a una dolorosa storia di violenza e a un amore che rischierebbe di non essere compreso da nessuno fanno, dunque, da protagonisti assoluti. Kore-eda Hirokazu, ancora una volta, non ha deluso le aspettative di pubblico e critica e con questo suo prezioso Monster si è fatto decisamente onore all’interno del concorso di questo 76° Festival di Cannes.

d24LE RETOUR di Catherine Corsini

In concorso a Cannes 76 è stato presentato anche Le Retour, l’ultima fatica della regista francese Catherine Corsini. Si tratta, anche in questo caso, di una storia estremamente intima e personale che, tuttavia, non vede una, ma ben tre protagoniste.

Khédidja, dunque, è una donna di mezza età con due figlie adolescenti, Jessica e Farah. Andata via dalla Corsica quando le sue figlie erano ancora molto piccole, la donna tornerà insieme a loro quindici anni dopo, al fine di lavorare come babysitter per un’agiata famiglia parigina. Mentre per la donna tornare in quella che un tempo era la sua patria rappresenta un doloroso tuffo nei ricordi, le sue figlie, al contempo, tra folli corse in spiaggia e per le strade del paese, diventeranno grandi, faranno nuove esperienze, incontreranno l’amore.

Le Retour, dunque, si rifà completamente ai canoni del coming-of-age d’Oltralpe optando per una messa in scena discreta quanto basta, ma al contempo, estremamente vicina alle sue protagoniste, senza mai andare sopra le righe. All’interno di una location come la Corsica – qui presentataci come un luogo senza tempo o, meglio ancora, come un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato – le storie delle tre donne trovano la loro dimensione ideale, per una dolorosa, ma, al contempo, estremamente delicata e a tratti toccante storia famigliare. Peccato soltanto che (non) poche incongruenze in sceneggiatura e qualche elemento lasciato ingiustificatamente in sospeso abbiano fatto perdere parecchi punti all’intero lungometraggio.

UN CERTAIN REGARD

LE RÈGNE ANIMAL di Thomas CAILLEY – Film d’apertura

Un’avventura tra un padre e il figlio, in un mondo in cui alcuni umani hanno iniziato a mutare in altre specie animali. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

OUT OF COMPETITION

OCCUPIED CITY di Steve MCQUEEN

Il documentario è basato sul libro Atlas Of An Occupied City, Amsterdam 1940-1945 di Bianca Stigter ed esplora le storie personali e la vita quotidiana degli abitanti di Amsterdam durante la Seconda Guerra Mondiale. Il regista Steve McQueen, noto per le sue opere storiche, ha scelto di portare sullo schermo l’avvincente storia della vita sotto l’occupazione nazista nella capitale olandese. Occupied City mette in luce le sfide e le esperienze degli abitanti di Amsterdam durante questo periodo buio della storia. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

ANSELM (DAS RAUSCHEN DER ZEIT) di Wim WENDERS

Documentario su Anselm Kiefer, pittore e scultore. Lo ha visto per noi Luigi Noera (RECENSIONE).

QUINZAINE DES CINÉASTES

d23LE PROCÈS GOLDMAN (The Goldman Case) di Cédric Kahn – film d’apertura

Non è facile far sì che un intero film si basi quasi esclusivamente sui dialoghi. Per far sì che ciò funzioni, è più che mai necessaria, infatti, una sceneggiatura di ferro (oltre, ovviamente, a un cast particolarmente capace), perfettamente in grado di far sì che il pubblico resti incollato allo schermo dall’inizio alla fine. Questo, fortunatamente, è stato anche il caso del lungometraggio Le Procès Goldman, diretto dal regista e attore francese Cédric Kahn e presentato in anteprima come film d’apertura della Quinzaine des Cinéastes al 76° Festival di Cannes.

La storia messa in scena, come ben possiamo immaginare, tratta fatti realmente accaduti. Nel 1976, infatti, il militante di estrema sinistra Pierre Goldman (qui impersonato da un ottimo Arieh Worthalter) viene processato per la seconda volta con l’accusa di aver ucciso due persone durante un tentativo di rapina. L’uomo ha deciso di non chiamare testimoni a suo favore, in quanto più che sicuro di riuscire a dimostrare la propria innocenza. Nel caso in cui la giuria dovesse dichiararlo colpevole, tuttavia, rischierebbe il carcere a vita.

Nel mettere in scena questo suo Le Procès Goldman, Cédric Kahn ha optato per una messa in scena semplice, priva di inutili fronzoli, che ci fa comprendere meglio il contesto con due brevi didascalie, una all’inizio e una alla fine. Le musiche sono ridotte all’osso e quasi l’intero lungometraggio si svolge nell’aula del tribunale. Una scelta, la presente, indubbiamente coraggiosa e rischiosa, che, però, in questo caso, è perfettamente riuscita nei suoi intenti, rendendo questa ultima fatica di Kahn un lavoro piacevole e accattivante, che riesce perfettamente a mantenere un buon ritmo per tutta la sua durata, senza mai perdere di mordente.

SEMAINE DE LA CRITIQUE

Compétition

d22Tiger Stripes di Amanda Nell Eu

Una piacevole sorpresa a Cannes 76, seppur con qualche piccola ingenuità registica, è stato il lungometraggio Tiger Stripes, diretto dalla giovane regista Malese Amanda Nell Eu e presentato in concorso all’interno della Semaine de la Critique.

La storia messa in scena, dunque, è quella di Zaffan un’adolescente in piena pubertà che vive in un piccolo villaggio insieme ai suoi genitori. Ella è la prima della sua classe ad aver avuto le mestruazioni e per questo inizia a essere osservata dalle sue amiche con diffidenza, fino, addirittura, a essere pesantemente bullizzata. Nel notare improvvisi cambiamenti del suo corpo che sembrano quasi ricordare le caratteristiche di una tigre, Zaffan riuscirà pian piano ad accettarsi e a tirare fuori tutta la sua grinta e bellezza.

Tiger Stripes, dunque, è la storia di un cambiamento, di un momento cruciale nella vita della giovane e magnetica protagonista. L’accettazione di sé stessi e del proprio corpo, ma anche importanti dinamiche che si vengono a creare all’interno di una società in cui chi è diverso viene costantemente emarginato sono le vere colonne portanti di questo lungometraggio di Amanda Nell Eu.

La regista, dal canto suo, ha realizzato un’opera delicata e fresca come una brezza primaverile, seppur, a tratti, soprattutto per quanto riguarda determinate scelte registiche ed effetti speciali talmente posticci da risultare maldestri, decisamente ingenua. Eppure, considerando che si tratta di un’opera prima, si è disposti a “chiudere un occhio” e ad attendere con curiosità le prossime sorprese che la regista avrà in serbo per noi in futuro.

Séances spéciales

d21Ama Gloria di Marie Amachoukeli – Film d’apertura

Questa apertura della Semaine de la Critique di Cannes 76 si è rivelata particolarmente piacevole. Si tratta, infatti, dell’intimo e delicato lungometraggio Ama Gloria, diretto dalla regista capoverdiana Marie Amachoukeli, nonché una tenera storia interamente incentrata su una bambina di sei anni e sul suo rapporto speciale con la sua tata.

Cléo, appunto, vive insieme a suo padre ed è stata praticamente cresciuta dalla sua bambinaia Gloria, al punto da considerarla quasi una sorta di mamma acquisita. Nel momento in cui la donna sarà costretta per motivi famigliari a tornare nel proprio paese e accudire i suoi figli (che nel frattempo aveva lasciato con sua madre) Cléo andrà in crisi, ma si consolerà al pensiero che, una volta finito l’anno scolastico, potrà andare finalmente a trovare Gloria a casa sua. Qui, tuttavia, le cose non andranno come sperato.

L’amore tra una bambina e una “nuova mamma”. I sempre complicati rapporti famigliari. Determinate dinamiche che portano gli esseri umani a non comprendersi più l’un l’altro. E poi, non per ultimo, anche un discorso sul colonialismo e su come alcune donne siano costrette ad abbandonare i propri cari al fine di poter trovare lontano da casa un lavoro che possa mantenerli. Tutte queste tematiche sono, dunque, le grandi protagoniste di Ama Gloria e contribuiscono a rendere questo piccolo e prezioso lungometraggio di Marie Amachoukeli un’opera estremamente intima e ben più complessa e stratificata di quanto inizialmente possa sembrare.

Una regia composta e pulita ben si sposa con piccoli inserti di animazione atti a farci conoscere meglio i pensieri della bambina. Una bambina che appare sul grande schermo meravigliosamente magnetica grazie (anche) al talento della giovane Louise Mauroy-Panzani. Ama Gloria è tutto questo e nella sua sincerità si è rivelato una piacevole apertura di questa Semaine de la Critique.

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Marina Pavido

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