#ACenaConIlDittatore (La cena) di MANUEL GÓMEZ PEREIRA

Commedia antibellica e necessaria: nel terzo millennio, era dei nuovi dittatori, quelli del passato ‘900 dovrebbero essere di monito!

Tratto da LA CENA DE LOS GENERALES opera teatrale di José Luis Alonso De Santos e candidato ai GOYA

Trama: Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generale Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente, il maître dell’hotel e un gruppo di prigionieri repubblicani – oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina – sono costretti a preparare il banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la loro fuga.

Recensione: in questo terzo millennio dove i dittatori non mancano il regista Spagnolo Pereira con sferzante humor, come è solito, ci ricorda il cinquantesimo del ripristino delle Libertà in Spagna dopo la morte del Caudillo che dal 1936, al termine della sanguinosa guerra civile spagnola, prese il potere per oltre un quarantennio fino alla sua morte.

Lo spunto è una cena che il dittatore vuole si tenga con i suoi alti generali golpisti per celebrare la vittoria presso il famoso Hotel Palace di Madrid, all’epoca noto per la sua sfarzosità, così da dimostrare tutto il suo potere (sic) basato sulla paura.

A quei tempi durante la guerra civile l’Hotel era diventato luogo di sofferenza dove venivano curati per quanto possibile i feriti di questo tremendo scontro tra opposte fazioni che fece tante vittime da entrambi gli schieramenti, soprattutto tra i civili.

Il volto feroce del regime franchista è impersonato dalla guardia personale di Franco, ma anche da un sottotenente Medina che nonostante tutto viene arruolato dal nuovo regime.

Da questo personaggio controverso parte la storia con un incipit che ci mostra con immagini di repertorio la distruzione e la miseria nelle quali allora era piombata la Spagna.

Dall’altra parte conosciamo l’altrettanto controverso personaggio impersonato dal Direttore dell’Hotel Palace il quale cerca di conservare integre le radici della istituzione da lui diretta al punto di organizzare tra mille difficoltà la cena.

I vari personaggi che interagiscono per la buona riuscita della cena sono caricature di se stessi: a partire appunto dai franchisti, ma anche a partire dai partigiani “rossi” i quali non credono che gli stia accadendo una tragedia e sperando che qualcosa succederà per salvarli! Così la cena voluta dal dittatore riesce a sottrarre  (almeno momentaneamente) gli sconfitti dalla fucilazione sommaria.

Tra essi infatti ci sono i migliori chef di Madrid e così il sottotenente Medina, ma anche il guardia spalle del dittatore sono costretti a venire a patti con il Direttore dell’Hotel per utilizzare i cuochi “rossi” nella preparazione della cena in un giorno.

Nei vari personaggi ritroviamo tutti i sentimenti e le fragilità dell’essere umano sapientemente dosati nella drammaturgia del racconto.

#ACenaConIlDittatore è un racconto dai toni sanguinolenti come nella migliore tradizione del cinema spagnolo che è pure pungente per noi latini.

E’ incredibile però come il racconto possa essere mutuato ai nostri giorni.

Nella messinscena vengono mescolati vari generi cinematografici dalla commedia all’horror, ma quello che risalta è la speranza di un mondo migliore purché si sopravviva a simili eventi funesti.

Un escamotage della regia con un indizio buttato lì di un indirizzo scritto a penna sul polso di un futuro padre (simbolo di speranza) di un noto ristorante parigino “Chez TONTON” permette alla regia di lanciare l’ultima scena sarcastica del connubio finale tra dittatori dell’epoca: Franco e Hitler. Entrambi sono caricature di se stessi e ricordano il più famoso film di Chaplin Il Dittatore.

Un film che è quindi un messaggio per tutti noi che oggi assistiamo senza far nulla ad un’altra tragedia mondiale con i nuovi dittatori Putin e Trump: il primo palesato da tempo, il secondo che adesso sta svelando il suo lato peggiore.

Ma sentiamo dalla viva voce del regista MANUEL GÓMEZ PEREIRA la genesi di questo suo nuovo progetto:

UNA COMMEDIA ANTIBELLICA – Per A cena con il dittatore mi sono ispirato al cinema americano di Lubitsch, Billy Wilder, Woody Allen, ma anche al cinema italiano, con le pungenti commedie di Fellini, Dino Risi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman.

Più vicino a noi, richiama anche Jojo Rabbit, quella brillante satira sul nazismo che mescola realtà e farsa, e – perché no? – Bastardi senza gloria, con il suo particolare intreccio di violenza e umorismo nero.

La storia nasce da un presupposto straordinario: un banchetto organizzato nientemeno che per il generale Franco all’Hotel Palace di Madrid! Come cupo epilogo di una devastante Guerra Civile Spagnola, il racconto attraversa la tragedia e la commedia, rivelando tutto il pathos di quel momento: l’immediato dopoguerra, la prigionia, la repressione, la paura, la morte, l’odio, la fame e il fallimento collettivo.

Non desidero trasformare quest’opera in una commedia che banalizzi l’asprezza di quel conflitto.

Ho voluto portarla su un piano profondamente umano – il più importante di tutti – con tutte le sue luci e ombre, il suo dolore e il suo sorriso.

Tutti questi elementi mi hanno fatto capire, dopo aver letto il testo teatrale, che A cena con il dittatore doveva essere il mio prossimo film: una commedia antibellica, e una commedia necessaria.

Luigi Noera

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