Da Marlene-Dietrich-Platz il Focus del giorno
(dalla #Berlinale Luigi Noera con la straordinaria partecipazione di Carla Cucchiarelli e la gentile collaborazione di Marina Pavido, e Eleonora Ono della Redazione RdC – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della #BERLINALE)
Tizza Covi firma un film delicato, ma anche dalla Francia Mahamat-Saleh Haroun presenta un’altrettanta storia mistica, a Forum il secondo corto italiano
CONCORSO
The Lonieliest Man in Town di Tizza Covi, Rainer Frimmel | con Alois Koch, Brigitte Meduna, Alfred Blechinger, Flurina Schneider – Austria 2026 | WP
La trama: Il musicista blues Al Cook vive in un appartamento pieno di ricordi. Fuori, il mondo continua senza di lui. Ma quando la sua casa è destinata alla demolizione, dalle rovine della sua esistenza, un sogno a lungo dimenticato riaffiora all’improvviso.
Recensione: l’incipit ci mostra il protagonista che porta a casa l’albero di Natale, ma prima si reca nella cantina luogo dei suoi ricordi.
Al Cook è un uomo fuori tempo. Il suo appartamento — stipato di libri, VHS e vinili — non è solo uno spazio fisico, ma un archivio emotivo in cui il passato resiste ostinatamente al presente. Il film costruisce attorno a questa immobilità una riflessione malinconica sul lutto, sull’identità e sulla memoria, evitando il sentimentalismo facile.
Il blues, che per Al è più di un genere musicale — è una lingua, una fede, un modo di stare al mondo — diventa il simbolo di una cultura che si assottiglia. La regia insiste sui dettagli quasi fossero simboli: la puntina che scivola sul vinile, la polvere che si deposita sulle copertine, la luce fioca del seminterrato. Il tempo non scorre: sedimenta.
La morte della moglie Silvia è la ferita indelebile e aleggia in ogni inquadratura. La casa è il suo mausoleo domestico, e quando una società immobiliare decide di demolirla, il conflitto assume una dimensione quasi metafisica. Non si tratta solo di sfratto: è l’ultimo strappo a un’identità già fragile.
La parte più potente del film è la progressiva spoliazione. Al che vende o abbandona i suoi oggetti non compie solo un gesto materiale, ma una dissezione di sé. Ogni disco ceduto è una resa, ogni scatolone svuotato una domanda senza risposta. Tuttavia, la sceneggiatura a tratti indugia troppo nell’allegoria: la società immobiliare resta una figura unidimensionale, più simbolo che antagonista reale.
Il finale, con la scelta di un nuovo inizio radicale, evita il patetico e cerca una forma di sobria riconciliazione. Non c’è trionfo, ma una fragile accettazione: andare avanti non significa dimenticare, bensì cambiare il modo in cui si custodisce il passato.
Un film intimo, essenziale, che parla di perdita senza urlare e trova nel silenzio e nella musica la sua nota più autentica, interpretato dallo stesso personaggio reale.
Infine ricordiamo che a FORUM – Short è stato presentato il secondo corto italiano:
L’UOMO PIÙ BELLO DEL MONDO di Paolo Baiguera Italia‑ DOC
La trama: Di un membro della famiglia rimangono solo 25 foto: è lo zio morto di AIDS. Il nipote chiede conferma sia alla madre, che guarda le foto, sia allo strumento di intelligenza artificiale Google Vision API, che legge statisticamente i dati delle foto. Culture della memoria.
Luigi Noera