Da Marlene-Dietrich-Platz e dallo Zoo Palast il Focus del giorno
(dalla #Berlinale Luigi Noera con la straordinaria partecipazione di Carla Cucchiarelli e la gentile collaborazione di Marina Pavido, e Eleonora Ono della Redazione RdC – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della #BERLINALE)
Al giro di boa tante proposte tra cui spicca una delle due coproduzioni italiane in concorso
CONCORSO
Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles | con Galin Stoev, Ekaterina Stanina, Sofia Stanina, Chiara Caselli, Michelle Tzontchev – Canada / I / Bulgaria / B 2026 | WP
La trama: Un mercante d’arte viaggia dal Quebec alla sua patria abbandonata per ammirare i dipinti di una sfuggente ragazzina prodigio nella campagna bulgara.
Solo osservando le sue opere in prima persona, potrà stabilire se è una impostore o un genio.
Recensione: l’incipit è un coro di voci bianche sullo sfondo di una festa tra amici e parenti nel giardino della casa; ma una ragazza con i suoi pensieri si apparta, è Roza una delle due protagoniste di questo viaggio della memoria.
Tra Montreal e un remoto villaggio bulgaro, il regista costruisce un ponte tra passato e presente, arte e memoria, attraverso gli occhi di Mihail, vedovo e padre single, esperto di arte francese e contemporanea. La narrazione esplora con delicatezza la complessità dei legami familiari e della responsabilità emotiva, trasformando un incarico professionale — autenticare le opere di Nina, una bambina prodigio — in un catalizzatore per il confronto con i propri fantasmi.
L’incontro con Nina è al centro dell’opera: la sua maturità precoce, la capacità di emozionare attraverso la pittura, riflette e risveglia in Mihail il ricordo di Roza alla stessa età. Il film si concentra sul peso sottile delle memorie e sul senso di colpa, sull’inquietudine di chi si trova a interferire nella vita di un bambino senza conoscerne appieno le conseguenze.
La regia alterna panorami bulgari rurali e gli interni metropolitani di Montreal con equilibrio, sottolineando il contrasto tra radici e distanza, tra naturalezza e artificio. Il viaggio fisico diventa metafora del percorso interiore di Mihail: ogni passo verso Nina coincide con un passo verso l’elaborazione del lutto e la rielaborazione dei propri ricordi familiari.
Il mistero sull’autenticità delle opere aggiunge un qualcosa di intrigante, ma è chiaro che la vera tensione non risiede nel “chi ha dipinto cosa”, bensì nella capacità del protagonista di affrontare la propria vulnerabilità e il proprio senso di responsabilità verso gli altri. Alcuni momenti narrativi potrebbero risultare prevedibili, ma sono compensati da una scrittura attenta ai dettagli emotivi e da una recitazione che restituisce autenticità e misura.
Una riflessione sul tempo, sull’arte e sulla paternità: un’opera che intreccia intimità e simbolismo, con leggerezza poetica e profondità emotiva.
PANORAMA
London di | con Bobby Sommer – Austria 2026 | WP
La trama: Bobby guida avanti e indietro tra Vienna e Salisburgo, dando passaggi a sconosciuti lungo il tragitto, condividendo conversazioni che spaziano dal banale al profondamente personale. In questo tenero ritratto dell’Europa di oggi, anonimato e calore umano vanno ancora di pari passo.
Recensione: Un road movie tra Vienna e Salisburgo, il film costruisce un percorso lento ma densamente umano, seguendo Bobby mentre attraversa autostrade, paesaggi e vite altrui. Né documentario né pura finzione, la pellicola si muove con grazia tra verità quotidiane e narrazione cinematografica, trasformando un tragitto ripetuto in una mappa emotiva e politica dell’Europa contemporanea.
Bobby diventa un osservatore attento e discreto. Aiuta chi incontra lungo la strada, dialoga con persone di storie e origini diverse — il soldato, l’apprendista, l’accademico, la donna queer — raccogliendo frammenti di vite che svelano tensioni, aspirazioni e solitudini. Attraverso questi incontri, il film esplora con leggerezza temi complessi: memoria, responsabilità, appartenenza e la percezione di un continente in continuo cambiamento.
La forza visiva risiede nel ritmo delle stagioni e della luce che muta sullo sfondo di montagne e foreste. La strada diventa metafora di passaggi, confini e connessioni invisibili, mentre ponti, incroci e barriere scandiscono la struttura narrativa. Il tono è misurato: la gentilezza di Bobby e il suo anonimato assumono valore politico, ricordando che, anche in tempi incerti, l’attenzione verso l’altro non è mai neutrale.
Se un limite può essere individuato, è nella mancanza di tensione narrativa convenzionale: la ripetitività dei viaggi rischia di ridurre la suspense per lo spettatore abituato a sviluppi lineari. Tuttavia, proprio questa reiterazione riflette la routine, l’osservazione e la pazienza con cui il mondo può essere ascoltato.
Il film è un ritratto silenzioso e compassionevole dell’Europa di oggi, dove i percorsi intermedi e le vite invisibili si intrecciano e dove la gentilezza quotidiana diventa una forma di resistenza civile.
Luigi Noera