#BERLINALE 76 12/22 febbraio 2026 SPECIALE #13 (DAY 4)

Da Marlene-Dietrich-Platz e dallo Zoo Palast il Focus del giorno

(dalla #Berlinale Luigi Noera con la straordinaria partecipazione di Carla Cucchiarelli e la gentile collaborazione di Marina Pavido, e Eleonora Ono della Redazione RdC – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della #BERLINALE)

A Generation un’ animazione FANTASIOSA e una storia brasiliana,

ai #TALENTS con il motto CREATING CONFUSION presenta:

THE IDENTITY OF A VOICE: IN CONVERSATION WITH HIAM ABBASS!

Generation Kplus

Papaya di Priscilla Kellen – Brasile 2025 | IP | opera prima  | Animazione

La trama: Papaya, un piccolo seme nella foresta amazzonica con la passione per il volo, deve continuare a muoversi per evitare di mettere radici. Ma quando scopre il potere delle sue radici, si innesca una rivoluzione che trasforma il suo mondo e realizza i suoi sogni in modo inaspettato. Volere e potere!

Recensione: Volere e potere il mito di ICARO!

Papaya è una favola ecologica che usa la leggerezza dell’animazione per affrontare un tema sorprendentemente complesso: il conflitto tra destino e autodeterminazione. La protagonista è un piccolo seme che sogna di volare, in un mondo dove le leggi della natura sembrano scritte in modo irrevocabile. Eppure, il film introduce fin da subito una crepa in quell’ordine: la fantasia.

Papaya non vuole radicarsi. Rifiuta l’idea che crescere significhi fermarsi, accettare una forma prestabilita. Il suo desiderio di movimento diventa gesto politico, atto di disobbedienza contro una biologia percepita come costrizione. La prima parte del film è vivace, quasi picaresca: l’incontro con le creature della foresta offre momenti di meraviglia visiva e piccole lezioni morali mai troppo didascaliche.

Il passaggio più interessante arriva quando la ribellione non porta alla fuga definitiva, ma a un approdo inatteso: lo spartitraffico di un’autostrada. È qui che la metafora si fa più esplicita e potente. Mettere radici non significa sottomettersi, ma trasformare lo spazio in cui ci si trova. Papaya cresce in un luogo marginale, ostile, e proprio lì innesca una rivoluzione silenziosa, modificando l’ambiente urbano e il suo equilibrio.

La colonna sonora accompagna con sensibilità l’evoluzione emotiva della protagonista, sottolineando il passaggio dall’opposizione istintiva all’accettazione consapevole. Il film evita il messaggio consolatorio: il sogno di volare si realizza, ma non nel modo immaginato. La libertà non è negazione delle radici, bensì loro reinterpretazione.

Se un limite si può individuare, è in una simbologia talvolta troppo trasparente, che semplifica alcuni conflitti interiori. Tuttavia, la forza visiva e la coerenza narrativa mantengono saldo l’impatto emotivo.

Papaya racconta con grazia che crescere non significa rinunciare alla propria unicità, ma scoprire che anche nelle crepe dell’asfalto può nascere qualcosa di capace di cambiare il mondo.

Feito Pipa (Gugu’s World | Gugus Welt) di Allan Deberton | con Yuri Gomes, Teca Pereira, Lázaro Ramos, Carlos Francisco, Georgina Castro Brasile 2026| WP

La trama: Gugu, un ragazzino di quasi dodici anni con il sogno di diventare calciatore, cresce sotto l’attenta cura della nonna Dilma. Mentre lei diventa sempre più fragile e il loro mondo cambia, lui lotta per proteggere il luogo in cui è libero di essere se stesso.

Recensione: Sulle rive dell’Araújo Lima reservoir, dove l’acqua si ritira lentamente rivelando le rovine di una città sommersa, il film costruisce una potente metafora della memoria e della perdita. Il paesaggio non è semplice sfondo: è un organismo che cambia, si svuota, riporta a galla ciò che era stato nascosto. È lo stesso movimento che attraversa la vita di Gugu.

Quasi dodicenne, con il sogno ostinato di diventare calciatore, Gugu vive in un equilibrio fragile, sostenuto dall’affetto della nonna Dilma. Il loro legame è il cuore emotivo del film: fatto di silenzi condivisi, piccoli gesti quotidiani, complicità che non ha bisogno di dichiarazioni. Dilma rappresenta uno spazio di libertà, un rifugio dalla rigidità del padre e dalle aspettative di una comunità pronta a giudicare.

La regia sceglie un tono intimo e contemplativo. I ritmi sono lenti, coerenti con il progressivo abbassarsi delle acque e con l’inesorabile indebolirsi di Dilma. Non c’è dramma plateale, ma una tensione sottile che cresce man mano che la nonna si fa più fragile. Il timore della perdita diventa il motore delle azioni di Gugu: il desiderio di “tenere tutto com’è” si trasforma in una lotta silenziosa contro il tempo.

Il film riesce a intrecciare con delicatezza il tema della crescita personale con quello della memoria collettiva. Le rovine che emergono dal bacino suggeriscono che nulla scompare davvero; tutto lascia tracce. Allo stesso modo, l’identità di Gugu prende forma tra ciò che eredita e ciò che sogna di diventare.

Se un limite si può individuare, è in una certa prevedibilità del percorso emotivo. Tuttavia, la sincerità dello sguardo e la qualità delle interpretazioni evitano il sentimentalismo, mantenendo il racconto in una dimensione autentica.

Un’opera misurata e poetica, che parla di infanzia, appartenenza e trasformazione, ricordandoci che crescere significa imparare a convivere con ciò che inevitabilmente cambia.

#TALENTS: CREATING CONFUSION

 

THE IDENTITY OF A VOICE: IN CONVERSATION WITH HIAM ABBASS

Nella nuova sede dei #Talents Radialsystem si è svolto l’incontro con  l’attrice palestinese Hiam Abbass che ha ripercorso la sua poliedrica carriera nel cinema, nel teatro e in televisione. Come ha affrontato la scelta dei progetti, il modo in cui ha dato voce ai suoi personaggi e le sue collaborazioni con registi di fama, tra cui Hany Abu-Assad, Annemarie Jacir, Steven Spielberg e Denis Villeneuve.

Sul Canale Youtube RaccontardiCinema troverete alcuni passaggi dell’applauditissima coraggiosa attrice.

Luigi Noera

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