Da Marlene-Dietrich-Platz il Focus del giorno di Marina
(dalla #Berlinale Luigi Noera con la straordinaria partecipazione di Carla Cucchiarelli e la gentile collaborazione di Marina Pavido, e Eleonora Ono della Redazione RdC – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della #BERLINALE)
In Concorso due film da premiare assolutamente
CONCORSO
Kurtuluş (Salvation) di Emin Alper | con Caner Cindoruk, Berkay Ateş, Feyyaz Duman, Naz Göktan, Özlem Taş – Turchia / F / NL / GR / Svezia / Arabia Saudita 2026 | WP
La trama: In un remoto villaggio sulle montagne turche, il ritorno di un clan in esilio riaccende una faida territoriale decennale. Mentre risentimenti latenti riaffiorano, Mesut, il fratello del capo locale, viene colto da visioni inquietanti. Credendo che siano avvertimenti divini, inizia a mettere in discussione la leadership del fratello. Convinzioni religiose, lotte di potere e tensioni dilagano nella comunità. Tutto questo porterà alla tragedia o alla salvezza?
Recensione: Salvation, l’ultimo lungometraggio del regista turco Emin Alper, è stato presentato in anteprima mondiale in concorso alla Berlinale 2026.
La storia è ambientata in un remoto villaggio della Turchia. Mesut (impersonato da Caner Cindoruk) è il fratello del capo locale. La sua vita sembra scorrere tranquilla, almeno fino a quando un clan in esilio minaccia di tornare a occupare le loro terre (a esso un tempo appartenute). Che fare, dunque, per evitare che quanto costruito nel corso di diversi anni venga confiscato a ogni abitante del villaggio? Mesut, di notte, inizia a fare strani sogni. Le sue visioni si confondono sempre più con la realtà, egli stesso inizierà ad abbracciare determinate convinzioni, mettendo addirittura in dubbio addirittura l’operato di suo fratello. Come andrà a finire?
In Salvation, una disturbante sensazione che qualcosa di terribile potrebbe accadere da un momento all’altro fa subito da protagonista sul grande schermo. Il film, dunque, ci racconta per immagini una storia molto più attuale di quanto possiamo immaginare. L’immaginario collettivo, ma anche la pericolosa diffusione di determinate credenze e una violenza imperante le cui conseguenze vengono pagate principalmente da innocenti sono le vere colonne portanti di questo lungometraggio di Alper. Un lungometraggio che, tuttavia, non disdegna di mostrarci anche numerosi punti di vista. In Salvation, inoltre, sono particolarmente ben caratterizzate proprio le donne. Le donne, infatti, sono qui tutt’altro che remissive, dimostrando sovente più carattere e lungimiranza dei loro stessi mariti.
Non smette mai Emin Alper di inferirci pesanti scossoni emotivi. Una brutale violenza si fa via via sempre più presente. E attraverso un riuscito crescendo di tensione (penalizzato soltanto da qualche lungaggine di troppo) ecco che assistiamo a dinamiche purtroppo tristemente attuali. Potranno mai gli esseri umani imparare dai loro errori?
Rose di Markus Schleinzer | con Sandra Hüller, Caro Braun, Marisa Growaldt, Godehard Giese, Augustino Renken – Austria / D 2026 | WP
La trama: All’inizio del XVII secolo, da qualche parte in Germania, un misterioso soldato arriva in un isolato villaggio protestante. Minuto e modesto di natura, con il volto sfigurato da una cicatrice, questo straniero si dichiara erede di una fattoria abbandonata da tempo e produce un documento a sostegno della sua pretesa di eredità presso i sospettosi abitanti del villaggio. Con il passare del tempo, supera i loro dubbi e, dimostrandosi un uomo laborioso e timorato di Dio, entra a far parte della loro comunità. Tuttavia, la sua ricerca di accettazione si basa su una sfacciata menzogna. La storia vera e contorta di una truffatrice che, sfidando la sua nascita di donna, si è comportata come un uomo e ha ingannato un villaggio.
Recensione: Presentato in concorso alla 76° edizione del Festival di Berlino, Rose è l’ultimo lungometraggio diretto dal regista austriaco Markus Schleinzer.
Ci troviamo nel diciassettesimo secolo. Rose (una sempre bravissima Sandra Hüller) per anni si è spacciata per un uomo, combattendo addirittura al fronte. Un giorno, ella si reca in un piccolo villaggio della Germania, dichiarando di essere l’erede di una fattoria abbandonata da anni. Lavorando duramente, e sempre fingendo di essere un uomo, ella verrà accettata dalla comunità e finirà addirittura per sposare Suzanna (Caro Braun), figlia di un importante proprietario terriero locale. Per quanto tempo ancora, però, riuscirà a continuare a vivere nella menzogna?
Interamente girato in bianco e nero, Rose ci mostra innanzitutto la lotta di una donna al fine di ottenere una tanto agognata libertà, di cui le donne dell’epoca non potevano godere fino in fondo. Il discorso iniziato dal regista, però, si fa subito incredibilmente attuale, mostrandoci in modo sovente spietato determinate dinamiche insite da sempre all’interno della società.
La macchina da presa si concentra sovente su intensi primi piani della protagonista. Immensi spazi aperti e campi lunghi che ci mostrano gli abitanti del villaggio riuniti davanti alla porta di casa di Rose, invece, ci danno immediatamente l’idea di un contesto angusto, chiuso e fortemente giudicante. Un contesto che, come ben sappiamo, potrebbe riguardare, purtroppo, anche i giorni nostri.
E così, Rose, attraverso una storia semplice e lineare, raccontataci a mo’ di favola da una voce narrante, sa indubbiamente regalarci momenti di leggerezza, inferendoci spesso e volentieri anche pesanti scossoni emotivi. Potrà mai esserci una seppur debole speranza di salvezza? Il regista sembra avere idee ben chiare in merito.
Marina Pavido