Dallo Zoo Palast il Focus del giorno di Eleonora Ono
(dalla #Berlinale Luigi Noera con la straordinaria partecipazione di Carla Cucchiarelli e la gentile collaborazione di Marina Pavido, e Eleonora Ono della Redazione RdC – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della #BERLINALE)
Racconto intimo ed emotivo che mette al centro la famiglia
Generation Kplus
A Family di Mees Peijnenburg | con Finn Vogels, Celeste Holsheimer, Carice van Houten, Pieter Embrechts – NL / Belgio 2026 | WP
La trama: Eli, quattordicenne, e Nina, sedicenne, soffrono entrambi per la fine del matrimonio, un tempo amorevole, dei loro genitori. Nella battaglia per l’affidamento, i fratelli devono esprimere i loro desideri, le loro paure e i loro sentimenti a un giudice. Mentre Nina vuole allontanarsi dalla famiglia il prima possibile, Eli desidera ardentemente che tutto torni come prima. I loro desideri sono lontani anni luce. Raccontato in due capitoli, il film segue le stesse tre settimane due volte: prima dal punto di vista di Nina e poi da quello di Eli. Queste linee temporali speculari rivelano come gli stessi momenti possano essere vissuti, sentiti e compresi in modi completamente diversi. Eli e Nina si ritirano nei loro mondi isolati finché Nina non inizia a rendersi conto che il fratello minore ha sempre portato lo stesso peso, silenziosamente, invisibilmente, accanto a lei. È sempre stato lì; è solo ora che lo vede veramente. Eli, nel frattempo, arriva a capire che l’allontanamento di Nina da lui non è stato un rifiuto, ma un atto di sopravvivenza, e che anche lei ha lottato tanto quanto lui. Dietro le loro scelte opposte si cela lo stesso desiderio: amore, riconoscimento e sicurezza emotiva. A Family rivela come l’amore possa frantumarsi sotto pressione, ma ritrovare comunque la strada per tornare a casa.
Recensione: Questo film è un racconto intimo e profondamente emotivo che mette al centro la famiglia, intesa come quel luogo in cui si vorrebbe essere visti, accolti e ascoltati, ma che non sempre riesce a esserlo davvero. Il regista lo definisce un progetto molto personale, e questa dimensione privata si percepisce chiaramente: ogni scena sembra nascere da un’urgenza emotiva autentica, da qualcosa di vissuto o profondamente sentito.
La narrazione si divide in due, dando uguale spazio a Nina e al fratello più piccolo, Eli. Entrambi hanno le proprie vite, fatte di sport, amicizie e quotidianità apparentemente leggere, ma il fragile equilibrio si spezza quando il divorzio dei genitori si manifesta in tutta la sua complessità. Da quel momento, i due fratelli iniziano ad allontanarsi, quasi senza rendersene conto, trascinati da un dolore che assume forme diverse ma che ha la stessa radice: il bisogno di essere visti e riconosciuti.
Intrappolati nel fuoco incrociato del conflitto genitoriale, Nina ed Eli oscillano tra lealtà, rabbia e silenzi pesanti. Il dolore prende spesso il sopravvento, arrivando quasi a far dimenticare l’amore profondo che li lega. Tuttavia, una delle scene più memorabili del film è proprio quella in cui i due fratelli riconoscono il male che si stanno facendo a vicenda e si riavvicinano grazie a un lungo, enorme abbraccio. Un gesto semplice ma potentissimo, che restituisce spazio alla tenerezza e alla possibilità di ricominciare.
Indimenticabile anche la scena in cui Nina ed Eli ballano insieme al padre sulle note di una canzone intensa e significativa: un momento sospeso, carico di nostalgia e bellezza, in cui la famiglia, pur ferita, ritrova per un attimo una fragile unità. In contrasto, gli occhi della madre, colmi di dolore, e l’angoscia palpabile in quelli del padre raccontano una sofferenza che logora tutto, senza bisogno di parole.
L’opera è originale proprio perché sceglie di raccontare il dramma dal punto di vista dei figli. C’è un motivo se si dice che non bisognerebbe discutere davanti ai bambini: loro finiscono per diventare lo specchio dei genitori, anche nelle situazioni più ostiche. Il film mostra con lucidità come, a volte, siano proprio gli adulti a rischiare atteggiamenti infantili pur di avere la meglio in una discussione, lasciando spazio al rancore e al risentimento e mettendo da parte l’ascolto e la compassione.
Tutto ruota attorno ai sentimenti e alle emozioni: la resilienza, la solitudine, l’amore incondizionato, il bisogno di sicurezza emotiva. Ci sono silenzi che ingannano, perché sono spesso le discussioni ad alzare l’energia dell’opera cinematografica, rendendo il non detto ancora più rumoroso. La fotografia accompagna con grande sensibilità questo viaggio emotivo: pur trattando un tema delicato, è chiara, luminosa, fatta di colori pastello e di una delicatezza visiva che contrasta e allo stesso tempo amplifica il dolore narrato.
Attraverso le prospettive speculari di Nina ed Eli, il film racconta come l’amore possa frantumarsi, ma anche come, nonostante tutto, possa tentare di ritrovare la strada di casa.
Eleonora Ono