#TreCIOTOLE di Isabel Coixet – la recensione di Sabrina Sciabica

Il film basato sull’omonimo romanzo di Michela Murgia vede Alba Rohrwacher e Elio Germano che sono una coppia perfetta!

Una coppia in motorino battibecca alla fine di una serata; poi, passando dal supermercato per comprare dei biscotti, portano a casa tre ciotoline in terracotta, premio della raccolta punti.

Dal traffico romano alla camera da letto continuano a rinfacciarsi comportamenti divergenti finché lui le chiede una pausa di riflessione.

Qualche giorno dopo, con un tono piatto, Alba Rohrwacher pranza con una più spontanea Silvia D’Amico raccontandole di essere stata lasciata; assistiamo al classico dialogo sul rapporto tra sorelle che ce la mettono tutta per essere amiche.

Le loro vite proseguiranno per le due ore della pellicola tra quotidianità, incontri, visite mediche e angosce di questo “incidente bellissimo” – come dice Marta, la protagonista – che è la vita, mentre Marta utilizza sempre più spesso le tre ciotole per i suoi pasti.

Il film della regista Isabel Coixet, è malinconico, frustrante, un po’ come la città in cui è girato, di cui vediamo quartieri turistici, come Testaccio e Trastevere, come a sottolineare affollamento, fretta, superficialità e apparenza.

Altre volte, invece, vediamo scorci più intimi, come le icone delle madonnine sulle antiche mura, i tetti e le terrazze, insomma le bellezze romane. E la città decisamente più genuina la ritroviamo nella cucina romana, con i piatti della tradizione, dalla lingua al bollito.

Nel ruolo di chef Elio Germano, nella figura dell’ex di Marta, convince e incuriosisce più di ogni altro personaggio, nel rappresentare i dubbi sentimentali e le crisi esistenziali di cui è intriso il libro di Michela Murgia, da cui è tratto il film dall’omonimo titolo.

Come naturalmente accade in una trasposizione cinematografica, ci si allontana dal libro in cui si intrecciano più storie e, ahinoi, il film non ha la stessa intensità della scrittrice Premio Campiello scomparsa prematuramente.

Apprezzabile la delicata colonna sonora in cui “Sant’allegria” nella versione di Ornella Vanoni e Mahmood accompagna le splendide immagini della città eterna.

E si sente appena l’amore per la vita nei ricordi di coppia alla Centrale Montemartini, o quando la cucina diventa attenzione e affetto, o nell’assaporare un gelato o nella bellezza delle mura Aureliane.

Eppure tutto ciò non è abbastanza.

Nonostante sia la fotografia della nostra contemporaneità, nonostante affronti argomenti universali come la malattia o la gravidanza, Tre ciotole è una pellicola che, almeno nella prima ora, rimane fredda, distante, forse anche a causa della protagonista impenetrabile che non vuole farsi aiutare.

Paradossalmente l’ultima scena, così leggera e diversa dal resto del film, è la più coinvolgente, ben riuscita, sorprendente, probabilmente riprendendo il concetto di speranza dei racconti della Murgia.

Sabrina Sciabica

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