Il Focus di Luigi Noera dal Lido – Il Concorso chiude con un film grottesco di Franco Maresco: incipit tardivo della Mostra 2025
(da Venezia Luigi Noera e Vittorio De Agrò (RS), con la gentile collaborazione di Eleonora Ono e l’apporto di Marina Pavido – le foto sono pubblicate per gentile concessione della Mostra di Venezia)
Un film fatto per bene di Franco Maresco
il regista, amato da Barbera, firma forse il suo autoritratto più sincero. Più che un documentario dedicato a Carmelo Bene, il film diventa un viaggio dentro il caos creativo del suo autore, dove realtà e finzione si confondono fino a diventare indistinguibili.
Tutto nasce da un progetto dedicato a Carmelo Bene che naufraga dopo l’improvvisa scomparsa di Maresco in seguito a uno scontro con il produttore Andrea Occhipinti. Da quel momento il racconto assume i toni di un’indagine surreale, affidata a Umberto Cantone e all’immancabile Conticelli, figure che attraversano il cinema del regista con un misto di devozione e ironia.
Tra aneddoti di lavorazioni interminabili, superstizioni, riprese continuamente riscritte e personaggi improbabili, Maresco mette in scena il proprio universo creativo senza alcuna intenzione di giustificarsi. Il risultato è un’opera che alterna comicità irresistibile e profonda amarezza, mentre il ritratto di Carmelo Bene lascia progressivamente spazio a quello di un autore sempre più disilluso nei confronti del cinema e della cultura contemporanea.
Il momento più intenso arriva con la lettera in cui Maresco confessa la propria depressione e il senso di estraneità verso un sistema produttivo che non riconosce più. Da qui il film si trasforma in una feroce invettiva contro l’omologazione culturale, l’impoverimento del linguaggio e un’industria che, secondo il regista, ha smesso di premiare il talento.
Come gran parte del suo cinema, Un film fatto per bene è irregolare, provocatorio e spesso autoreferenziale. Ma proprio questa libertà assoluta rappresenta il suo valore più grande. È un’opera che sfugge alle convenzioni, alternando satira, confessione e riflessione sul fare cinema con una radicalità ormai rarissima nel panorama italiano.
Più che un documentario su Carmelo Bene, è un testamento artistico di Franco Maresco: caotico, corrosivo, malinconico e profondamente libero.
Ci domandiamo se otterrà il riconoscimento dovuto.
Luigi Noera