#LOCARNO78 06/16 August 2025 SPEZIELL #3 (TAG 8)

Da Piazza Grande il Focus del Festival: la selezioneFuori Concorso e la Settimana della critica non deludono

(da Locarno Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di #LOCARNOFF)

Außer Konkurrenz

IL VANGELO DI GIUDA di Giulio Base

Nello stesso giorno due uomini muoiono non lontani l’uno dall’altro: Gesù, inchiodato alla croce, e Giuda, impiccato a un albero. Specchio reciproco, ciascuno ha bisogno dell’altro affinché le Scritture si compiano. Qui è Giuda a farsi voce narrante dei vangeli.

Una lettura originale della figura di Cristo e del tradimento di Giuda, distante dalle più celebri trasposizioni cinematografiche. Il film offre un Gesù più umano e meno idealizzato, suggerendo che il tradimento fosse parte necessaria del compimento della sua missione. Una rilettura interessante e coraggiosa del racconto evangelico.

KRITIKWOCHE

GREEN LIGHT (2025) di Pavel Cuzuioc

SYNTAX: Green Light segue il lavoro del dottor Johann Spittler, neuropsichiatra tedesco, uno dei pochi specialisti abilitati a valutare la capacità decisionale di chi richiede il suicidio assistito. Da oltre vent’anni, Spittler incontra pazienti affetti da malattie terminali, disturbi psichiatrici o da entrambe le condizioni, rilasciando pareri favorevoli in più di 700 casi – anche se non tutte le richieste sono state accolte – e accompagnando personalmente molte persone nel loro ultimo atto.

Figura centrale in un campo delicato e controverso, Spittler incarna una medicina che si interroga sul legame tra sofferenza fisica e mentale e sul confine sottile tra autodeterminazione e tutela. Green Light offre uno sguardo diretto, sobrio e toccante su un uomo che vive ogni giorno nel cuore di una delle questioni etiche più complesse del nostro tempo.

“Green Light nasce da una profonda curiosità verso l’enorme responsabilità del Dottor Spittler. Come si può, con serenità e convinzione, valutare ed eventualmente accompagnare un essere umano fino alla fine della vita? Il film mostra il suo silenzio, la nuda onestà delle conversazioni finali, le esitazioni di chi è ancora indeciso. È una riflessione sulla dignità, sulla presenza, sull’apertura all’inconoscibile.” PAVEL CUZUIOC

RECENSIONE – Green Light: il peso della scelta

Mentre in Italia il dibattito sul fine vita è ancora impantanato tra cavilli giuridici, polemiche e vuoti legislativi, in altri paesi europei – come la Germania – esistono procedure chiare, figure mediche competenti e una burocrazia che consente l’accesso al suicidio assistito nel rispetto della persona.

Green Light di Pavel Cuzuioc, presentato in anteprima mondiale alla Settimana della Critica del Festival di Locarno, racconta con sobrietà e precisione il lavoro umano prima che professionale del dottor Johann Spittler. Un medico che, da oltre trent’anni, affronta uno dei compiti più delicati e controversi: valutare le richieste di suicidio assistito da parte di pazienti affetti da patologie mentali gravi o malattie terminali.

Il giuramento di Ippocrate impone di curare, di non nuocere. und dennoch, nell’operato del dottor Spittler, c’è un’interpretazione profonda di quel giuramento: lui cura ascoltando il dolore, senza giudicare, accogliendo le richieste con lucidità e compassione. È un medico gentile, direkt, metodico. Ascolta, annota, osserva. Interroga con discrezione per cogliere dubbi, sfumature, esitazioni. Nessuna valutazione è mai frettolosa.

Cuzuioc lo segue con una regia asciutta, invisibile, nei momenti più ordinari del suo lavoro: colloqui con pazienti, raccolta di documentazione, relazioni cliniche. Il tutto con toni pacati, senza spettacolarizzazioni. E proprio questa apparente “freddezza” iniziale può spiazzare: si parla di vita e di morte con toni misurati, mai sopra le righe. Ma è proprio lì che il film colpisce. Perché chi arriva a chiedere il “via libera” ha già attraversato un dolore profondo, lungo, spesso inascoltato.

La maggior parte dei pazienti ha superato i 68 Alter, ma non mancano giovani afflitti da gravi forme di depressione o disturbi alimentari refrattari a ogni cura. Green Light è un viaggio nel dolore più intimo, quello che non si vede ma che logora l’anima fino all’esaurimento di ogni risorsa.

Spittler non è un burocrate della morte. È un uomo che ha scelto di restare lì dove gli altri fuggono. Che accetta di portare il peso delle decisioni più difficili. Eppure anche lui può sbagliare: un caso, una valutazione non corretta, rischia di incrinare una carriera stimata, esponendolo all’accusa di omicidio colposo. Nessuno è infallibile. Ma se sbaglia un medico come lui, il prezzo da pagare è altissimo.

Green Light è un film necessario, sobrio, essenziale, una visione intensa e profondamente toccante. Una riflessione sull’autodeterminazione, sulla sofferenza invisibile, sulla medicina che sa ascoltare e accettare.

luigi Noera

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