Lo sguardo critico di Vittorio De Agrò dal Palais
(da Cannes Luigi Noera e Vittorio De Agrò (RS) con la gentile collaborazione di Eleonora Ono – le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)
Cannes ci ricorda che, a volte, i messaggi più forti arrivano con un sorriso…
Out of Competition – Special Screenings
ARCO di Ugo BIENVENU | opera prima
Animazione per sognare (e riflettere) sul futuro del pianeta
Arco, debutto alla regia del fumettista e illustratore Ugo Bienvenu, presentato come proiezione speciale e prodotto da Natalie Portman, è una piccola perla d’animazione che parla ai bambini con il linguaggio della meraviglia e ai grandi con quello dell’allarme ambientale.
Il protagonista, Arco, è un ragazzo che vive sottoterra con la famiglia: il mondo in superficie è ormai invivibile, sommerso dalle acque a causa delle scellerate politiche ambientali del passato. Arco sogna di viaggiare nel tempo per cambiare le cose. Quando si presenta l’occasione, non esita.
Il viaggio lo porta nella Francia del 2075, un mondo in cui i robot hanno sostituito gli esseri umani nei lavori più faticosi e persino nei ruoli affettivi, come babysitter o assistenti domestici. Un futuro esteticamente perfetto, ma che inquieta. Una bambina, Iris, lo trova svenuto sulla spiaggia e decide di proteggerlo, intuendo che Arco ha qualcosa di importante da dire.
Con uno stile visivo poetico e un tono pacato, Arco riesce a trasmettere un messaggio potente senza risultare pedante. L’amicizia, la speranza e l’urgenza di cambiare rotta prima che sia troppo tardi diventano i veri protagonisti.Arco si distingue per la capacità di parlare ai più piccoli senza mai rinunciare alla profondità del messaggio. Una narrazione semplice ma densa, che commuove e diverte, pur lasciando un sottile senso d’inquietudine per un futuro troppo possibile.
Cannes ci ricorda che, a volte, i messaggi più forti arrivano con un sorriso… e altre volte con un urlo che, purtroppo, resta soffocato.
Quinzaine des realisateurs
QUE MA VOLONTÉ SOIT FAITE (Her Will Be Done) di JULIA KOWALSKI
Trama: Nawojka, 20 anni, sogna di fuggire dalla sua vita dura lavorando nella fattoria di famiglia. Sotto l’influenza di Sandra, spirito libero, Naw sperimenta episodi di trance e strani poteri, proprio come la madre morta prima di lei…
Presentato alla Quinzaine des Cinéastes, Her Will Be Done di Julia Kowalski arriva con una promettente etichetta: horror d’autore, femminista e disturbante. La partenza incuriosisce: una voce fuori campo introduce la protagonista mentre un gruppo di uomini si scalda attorno a un fuoco, osservati da una bambina dagli occhi inquietanti. Il tono è sinistro, l’atmosfera c’è.
Siamo in una fattoria isolata, gestita da una famiglia di origine polacca. Qui domina un patriarcato soffocante: Nowojka, la giovane protagonista, è relegata al ruolo di casalinga, nonostante sogni di diventare veterinaria. Il padre, con la scusa di proteggerla, le tarpa le ali.
Ma la ragazza nasconde un segreto: di notte ha visioni violente, si contorce in preda a spasmi, come posseduta. L’arrivo della vicina Sandra, figura affascinante e ribelle, rompe gli equilibri. Tra le due si crea una tensione ambigua, che si intensifica quando Sandra assiste di nascosto a uno degli episodi notturni.
Da lì il film vira verso il genere horror: possessioni, esorcismi, sangue e simbolismo. Tuttavia, nonostante la regia curata e una fotografia evocativa, il film fatica a lasciare il segno. Il ritmo rallenta e manca un adeguato sviluppo narrativo che permetta allo spettatore di comprendere la reale origine del “male”. Il senso di minaccia resta abbozzato, e il coinvolgimento emotivo scivola via. Un lavoro che, pur con buone intenzioni, si perde nel tentativo di unire troppe tematiche senza affondare davvero i colpi. Il film solleva interessanti spunti sul controllo patriarcale e la ribellione del corpo femminile, ma la sceneggiatura non riesce a sostenere la tensione necessaria per un horror memorabile. Un’occasione parzialmente mancata.
Cannes ci ricorda che, a volte, i messaggi più forti arrivano con un sorriso…
Vittorio De Agrò (RS)