Il Focus di Vittorio De Agrò (RS) dal Lido
(da Venezia Luigi Noera e Valentina Vignoli con la gentile collaborazione di Maria Vittoria Battaglia, Vittorio De Agrò (RS) e Marina Pavido – le foto sono pubblicate per gentile concessione della Mostra di Venezia)
#VENEZIA 81
THE ORDER di JUSTIN KURZEL
Sinossi: un thriller americano basato sul libro di saggistica del 1989 The Silent Brotherhood di Kevin Flynn e Gary Gerhardt, sul gruppo suprematista bianco The Order attivo negli Stati Uniti. negli anni 80.
Recensione: I fatti di Capitol Hill del 6 gennaio 2021 e l’assalto al Congresso americano da parte dei supporter di Trump e di gruppi di suprematisti bianchi hanno sorpreso e scosso l’opinione pubblica mondiale.
Ma quello che poteva apparire come un fenomeno occasionale e frutto della spaccatura dell’America tra la parte progressista e quella rurale durante elezione presidenziale del 2020, in realtà ha radici molto più oscure e tragiche fin dagli anni ottanta.
“The Order” ci mostra una pagina poca nota quanto sanguinosa della storia moderna americana risalente agli anni 80 avvenuta nello stato dello Idaho incastonato tra l’Oregon e il Montana.
In quegli anni nacque un gruppo armato dalla scissione dell’organizzazione Supremazia Bianca guidata dal reverendo Richard Butler che aveva in comune con il nazismo il razzisl’avversion contro gli ebrei come principio fondante e l’obiettivo politico di inserire propri rappresentanti nei posti di comando del governo federale.
Ma tra la politica fatta di pazienza e tempo del reverendo Butler , molti decisero di far parte o se preferite furono “sedotti” da quella dell’azione studiata ed organizzata dal giovane leader Robert Mathew(Nicholas Hult) che fece sue le sei frasi di un libro scritto da un estremista: raccolta fondi, reclutamento, costituzione gruppo rapine, omicidi e rivolta armata.
La scoperta di questo pericoloso ed eversivo gruppo chiamato appunto “The Order” , si deve all’indagine svolta dall’agente Fbi Terry Husk(Jude Law), che dopo il tragico fallimento di una operazione contro la mafia locale di New York, aveva deciso di ricominciare in un piccolo centro.
Ma si è sempre un bravo poliziotto anche quando si è in modalità “in tono minore “.
Così Husk, anche grazie alla preziosa collaborazione del vice sceriffo Jamie Bowen (Tye Sheridan), intraprese un’accurata ed incessante indagine sul gruppo partendo dall’omicidio/esecuzione di un componente mostrata nell’INCIPIT del film.
“The Order” si è rivelato un solido, avvincente ed incalzante thriller poliziesco con venature politiche, e che sebbene si muova all’interno di una cornice narrativa classica, ha mantenuto alto e costante il pathos e l’attenzione dello spettatore.
Le tematiche affrontate anche se riguardanti un indagine del passato, hanno una drammatica quanto straordinaria connessione con l’attualità politica e sociale degli Stati Uniti a pochi mesi dalle elezioni presidenziali mai così incerte e decisive.
Lo spettatore segue passo dopo passo le tappe di questa indagine/sfida tra Husk e la sua nemesi Mathew, quest’ultimo pronto anche a sacrificare anche se stesso in nome della causa.
Una sfida in cui furbizia, intelligenza e sangue freddo si mescolano in modo efficace alle scene di violenza, sangue e morte creando i presupposti per un film mai banale o retorico.
Jude law, Tye Sheridan e Nicholas Hoult offrono una performance intensa, credibile e incisiva nei rispettivi ed insieme al resto del convincente cast dando un contributo prezioso alla riuscita del film.
Grazie a The ORDER è possibile conoscere meglio l’America di oggi guardando al passato, perché la cura e le risposte sono anche lì.
ORIZZONTI EXTRA
LA STORIA DEL FRANK E DELLA NINA di PAOLA RANDI
Sinossi: Storia di gente comune e straordinaria, con un narratore muto, una realista rivoluzionaria e un irriducibile sognatore all’inseguimento del futuro. Una storia d’amore e d’amicizia tra 3 ragazzi alla ricerca del loro posto nel mondo, della libertà, dell’affermazione della propria unicità, del loro modo di vivere la realtà e di un amore anarchico, in una Milano romantica, città di sogni e d’avventura per chi, come loro, vive fuori dalle cerchie esterne, nei paesi dei pendolari, ma anche di realtà dure e complesse con cui si devono per forza confrontare.
Recensione: “La storia del Frank e della Nina” parte da un’idea drammaturgica anche originale e dalla scommessa di puntare su cast giovane e quasi sconosciuto ad eccezione di Ludovica Nasti (Amica geniale 1^ stagione).
La Randi decide di mettere in scena la storia di un triangolo amicale ed amoroso ambientata a Milano , in cui i tre protagonisti sono giovani, diversi, strani ma uniti dal desiderio di fuggire dal loro destino costruendo insieme una famiglia alternativa quanto solida.
Il titolo però è in parte fuorviante perché se da una parte Frank(Gabriele Monti) e Nina sono due dei protagonisti , in realtà è il terzo incomodo alias Gollum a prendersi grande parte delle luci della ribalta.
Frank è una diciassettenne che si è costruito su misura un alone di mistero e leggenda sulla propria vita, decidendo di sparire fino a diciotto anni quando con il “comandante ” comprerà una barca per viaggiare per il mondo.
Un autodidatta che spazia tra le materie umanistiche e quelle tecniche
Gollum, il cui nome reale è Carlo( un convincente Samuele Teneggi), ha un difetto, un blocco psicologico che gli impedisce di parlare, di utilizzare la propria voce. Un impedimento che lo ha reso tra i compagni di scuola, oggetto di scherzi e bullismo .
Carlo/Gollum si esprime con i murales sparsi per le vie di Milano.
Infine c’è Nina, una gitana sedicenne, sposata con un marito violento il quale ama farsi chiamare ‘Il duce”.
Nina è già madre della piccola Maria, ma la giovane desidera studiare e prendersi almeno il diploma di terza media.
Il Frank innamoratosi a prima vista della Nina, si offre come mentore , con Gollum costretto ad assistere alla nascita di questa coppia, sfogandosi con i disegni.
La prima parte funziona e complessivamente il trio di attori risultano credibili nei rispettivi ruoli , anche grazie ad una buona alchimia mostrata sulla scena
Ma dopo questa prima parte, lo script sbanda e lo spettatore ha la sensazione di vedere due film diversi messi insieme senza alcuna armonia è evidente quanto disarmante.
Purtroppo “La storia del Frank e della Nina” è un’occasione mancata , della quale lo spettatore si dimenticherà non appena uscito dal cinema.
SiC 39 CONCORSO
ANYWHERE ANYTIME di Milad Tangshir
Sinossi: Issa è un giovane immigrato clandestino che a Torino cerca di sopravvivere come può. Licenziato dal suo datore di lavoro, grazie a un amico inizia a fare il rider. Ma l’equilibrio appena conquistato crolla quando, durante una consegna, gli viene rubata la bicicletta appena comprata. Issa intraprende così un’odissea disperata per le strade della città per ritrovare la sua bici.
Recensione: L’immigrazione clandestina, la sicurezza delle città e l’effettiva necessità delle aziende di poter contare su lavoratori stranieri sono temi scottanti e dominanti nella lotta politica e tra l’opinione pubblica.
Ma quanto sappiamo in realtà di un immigrato clandestino? Come trascorre le sue giornate? È effettivamente dedito esclusivamente a delinquere oppure esiste una parte che vorrebbe davvero lavorare?
“Anywhere Anytime” di Milad Tangshir presentato in concorso nella sezione “Settimana della Critica ” di Venezia 81 apre con intelligenza e bravura apre uno squarcio sulla vita dell’immigrato clandestino in una grande città del Nord come Torino, per sgombrare il campo da parecchi luoghi comuni e pregiudizi.
“Anywhere Anytime” è la storia di Issa, un giovane immigrato del Senegal che da sei anni vive in Italia da clandestino. Conosciamo Issa mentre di notte scarica le casse in un banco dell’ortofrutta , quando improvvisamente si deve nascondere dentro il camioncino perché una coppia di vigili urbani sta effettuando dei controlli a sorpresa. Il padrone del banco spaventato dalla possibile multa non ci pensa un minuto a licenziare Issa nonostante le sue vane proteste e richieste di non mandarlo via.
Issa dopo essersi inutilmente offerto ad altri banchi , chiede aiuto al connazionale ed amico Mario che lavora come cuoco.
Mario generosamente lo aiuta comprandogli una bici e dandogli in prestito il suo cellulare al fine di iniziare a fare il cosiddetto rider.
Issa si lancia con passione ed impegno in questo lavoro girando Torino in lungo e largo, e Issa è anche un ragazzo come tanti, a cui piace corteggiare ed uscire con le sue coetanee.
Lo spettatore assiste così ad una semplice quanto tenera uscita di due giovani, che trovano bello fare una passeggiata in bici e condividere i propri sogni e speranze, nonostante le difficoltà quotidiane.
Ma il “felice” momento di Issa è il preludio ad un disastro, infatti il giorno dopo durante una consegna al ragazzo gli viene rubata la bicicletta, lasciandolo in una disperata prostrazione.
Issa sa però che non può permettersi di recriminare e cosi tenta ogni soluzione per rimettersi in “gioco”.
Va inutilmente dal venditore di bici usate dove ha comprato la sua, chiedendogli un altra bici in fiducia per 48 ore.
Poi gira tra mercatini sperando di poter costruire una bici da sé.
Ma soprattutto insegue il ladro della bici, cercando indizi ovunque .
Tutti gli sforzi del ragazzo falliscono miseramente e lo spettatore non può che ne condividerne delusione ed amarezza.
Issa ormai rassegnato, non gli resta che diventare ladro a propria volta , rubando la bici ad un altro rider il quale rimane ferito gravemente. Per Issa è il colpo fatale al suo indomito coraggio e alla volontà di lavorare onestamente a Torino.
Una Torino che gli ha negato tutto e soprattutto lo costringe a violentare la propria natura.
Milad Taghir ci ha voluto raccontare, mostrare che esistono anche tanti onesti clandestini, desiderosi di lavorare soltanto se ne avessero l’opportunità.
“Anytime Anywhere ” è un racconto semplice, lineare, diretto ed interpretato in modo talentuoso ed efficace , lasciando allo spettatore l’affettuoso desiderio di dare una mano alla sfortunato e bravo Issa.
Vittorio De Agrò (RS)