#Venezia81 – 28.8/7.9 2024 SPECIALE #10 (DAYS4&5)

Il Focus di Vittorio De Agrò (RS) dal Lido

(da Venezia Luigi Noera e Valentina Vignoli con la gentile collaborazione di Maria Vittoria Battaglia, Vittorio De Agrò (RS) e Marina Pavido – le foto sono pubblicate per gentile concessione della Mostra di Venezia)

#VENEZIA 81

THE ORDER di JUSTIN KURZEL

Sinossi: un thriller americano basato sul libro di saggistica del 1989 The Silent Brotherhood di Kevin Flynn e Gary Gerhardt, sul gruppo suprematista bianco The Order attivo negli Stati Uniti. negli anni 80.

Recensione: I fatti di Capitol Hill del 6 gennaio  2021 e l’assalto al Congresso americano  da parte dei supporter di Trump e di gruppi di suprematisti bianchi hanno sorpreso e scosso l’opinione pubblica mondiale.

Ma quello che poteva apparire come un fenomeno  occasionale  e frutto della spaccatura dell’America tra la parte progressista e quella rurale durante elezione presidenziale del 2020, in realtà  ha radici molto più oscure  e tragiche fin dagli  anni ottanta.

“The Order” ci mostra una pagina poca nota quanto sanguinosa della storia moderna americana risalente agli anni 80 avvenuta nello stato dello Idaho incastonato tra l’Oregon e il Montana.

In quegli anni nacque un gruppo armato  dalla scissione  dell’organizzazione  Supremazia  Bianca  guidata dal reverendo Richard Butler che aveva  in comune con il nazismo il razzisl’avversion contro gli ebrei come principio fondante e l’obiettivo politico di inserire propri rappresentanti  nei posti di comando  del governo  federale.

Ma tra la politica fatta di pazienza e tempo del reverendo  Butler , molti  decisero di far parte o se preferite furono “sedotti” da quella dell’azione studiata ed organizzata dal giovane leader Robert Mathew(Nicholas Hult) che fece sue le sei frasi  di un libro scritto da un estremista: raccolta fondi, reclutamento, costituzione gruppo rapine, omicidi e rivolta armata.

La scoperta di questo pericoloso ed eversivo gruppo chiamato appunto “The Order” , si deve all’indagine svolta dall’agente Fbi Terry Husk(Jude Law), che dopo il tragico fallimento  di una operazione contro la mafia locale di New York, aveva deciso di ricominciare  in un piccolo centro.

Ma  si è  sempre un bravo poliziotto   anche quando si è in modalità “in tono minore “.

Così  Husk,  anche grazie alla preziosa collaborazione  del  vice sceriffo Jamie Bowen (Tye Sheridan), intraprese un’accurata  ed incessante indagine sul gruppo partendo dall’omicidio/esecuzione di un componente mostrata nell’INCIPIT  del film.

“The Order” si è rivelato un solido, avvincente ed incalzante thriller poliziesco  con venature  politiche, e che sebbene si muova all’interno  di una cornice narrativa classica, ha mantenuto  alto e costante il pathos e l’attenzione dello spettatore.

Le tematiche affrontate anche se riguardanti un indagine del passato, hanno una drammatica quanto straordinaria  connessione  con l’attualità politica e sociale  degli Stati Uniti a pochi mesi dalle elezioni presidenziali mai così incerte e decisive.

Lo spettatore  segue passo dopo passo le tappe  di questa indagine/sfida tra Husk e la sua nemesi Mathew, quest’ultimo  pronto  anche a sacrificare anche se stesso  in nome della causa.

Una sfida in cui  furbizia, intelligenza e sangue freddo si mescolano in modo efficace alle scene di violenza, sangue e morte creando i presupposti per un film mai banale o retorico.

Jude law,  Tye Sheridan  e Nicholas  Hoult  offrono una performance  intensa, credibile e incisiva nei rispettivi  ed insieme al resto del  convincente cast dando un contributo prezioso alla riuscita del film.

Grazie a The ORDER è possibile conoscere meglio l’America di oggi guardando al passato, perché  la cura e le risposte  sono anche  lì.

ORIZZONTI EXTRA

LA STORIA DEL FRANK E DELLA NINA di PAOLA RANDI

Sinossi: Storia di gente comune e straordinaria, con un narratore muto, una realista rivoluzionaria e un irriducibile sognatore all’inseguimento del futuro. Una storia d’amore e d’amicizia tra 3 ragazzi alla ricerca del loro posto nel mondo, della libertà, dell’affermazione della propria unicità, del loro modo di vivere la realtà e di un amore anarchico, in una Milano romantica, città di sogni e d’avventura per chi, come loro, vive fuori dalle cerchie esterne, nei paesi dei pendolari, ma anche di realtà dure e complesse con cui si devono per forza confrontare.

Recensione: “La storia del Frank e della Nina” parte da un’idea drammaturgica anche originale e dalla scommessa di puntare su cast giovane e quasi sconosciuto  ad eccezione di Ludovica Nasti (Amica geniale 1^ stagione).

La Randi decide di mettere  in scena la storia di un triangolo  amicale  ed amoroso ambientata  a Milano , in cui i tre protagonisti  sono giovani, diversi, strani ma uniti dal desiderio  di fuggire dal loro destino   costruendo insieme una famiglia  alternativa quanto solida.

Il titolo però  è  in parte fuorviante  perché  se da una parte Frank(Gabriele Monti) e Nina sono due dei protagonisti , in realtà è  il terzo incomodo alias Gollum  a prendersi grande parte delle luci della ribalta.

Frank è  una diciassettenne  che si è  costruito su misura un alone di mistero e leggenda sulla propria  vita, decidendo di sparire fino a diciotto  anni quando con il “comandante ” comprerà  una barca per viaggiare per il mondo.

Un autodidatta  che spazia  tra le materie umanistiche e quelle tecniche

Gollum, il cui nome reale è  Carlo( un convincente Samuele Teneggi),  ha un difetto, un blocco psicologico che  gli impedisce  di parlare, di  utilizzare la propria voce. Un impedimento che lo ha reso tra i compagni di scuola,  oggetto di scherzi e bullismo .

Carlo/Gollum si esprime con i murales sparsi per  le vie di Milano.

Infine c’è Nina,  una gitana sedicenne, sposata con un marito  violento  il quale ama farsi chiamare ‘Il duce”.

Nina è già madre della piccola Maria, ma la giovane desidera studiare  e prendersi  almeno il diploma di terza  media.

Il Frank innamoratosi a prima vista della Nina, si offre come mentore , con Gollum costretto ad assistere  alla nascita di questa coppia, sfogandosi con i disegni.

La prima  parte funziona e complessivamente  il trio di attori risultano credibili nei rispettivi ruoli , anche grazie ad una buona alchimia  mostrata sulla scena

Ma dopo questa prima parte, lo script sbanda e lo spettatore ha la sensazione di vedere due film diversi messi insieme senza alcuna armonia  è  evidente quanto disarmante.

Purtroppo  “La storia del Frank e della Nina” è  un’occasione  mancata , della quale  lo spettatore si dimenticherà non appena uscito dal cinema.

SiC 39 CONCORSO

ANYWHERE ANYTIME di Milad Tangshir

Sinossi: Issa è un giovane immigrato clandestino che a Torino cerca di sopravvivere come può. Licenziato dal suo datore di lavoro, grazie a un amico inizia a fare il rider. Ma l’equilibrio appena conquistato crolla quando, durante una consegna, gli viene rubata la bicicletta appena comprata. Issa intraprende così un’odissea disperata per le strade della città per ritrovare la sua bici.

Recensione: L’immigrazione  clandestina,  la sicurezza delle città  e l’effettiva necessità delle aziende di  poter contare  su lavoratori  stranieri  sono temi scottanti  e dominanti nella lotta politica  e tra l’opinione pubblica.

Ma quanto sappiamo in realtà  di un immigrato clandestino? Come trascorre  le sue giornate? È effettivamente  dedito  esclusivamente a delinquere  oppure esiste una parte che vorrebbe davvero lavorare?

“Anywhere  Anytime” di Milad Tangshir presentato in concorso nella sezione “Settimana  della Critica ” di Venezia 81 apre  con intelligenza e bravura  apre uno squarcio sulla  vita dell’immigrato clandestino in una grande città  del Nord come Torino, per sgombrare il campo da parecchi luoghi comuni e pregiudizi.

“Anywhere  Anytime” è  la storia di Issa, un giovane immigrato del Senegal che da sei anni vive in Italia  da clandestino. Conosciamo   Issa mentre di notte  scarica le casse   in un banco dell’ortofrutta , quando improvvisamente  si deve nascondere  dentro il camioncino perché una coppia di vigili  urbani sta effettuando dei controlli a sorpresa. Il padrone del banco  spaventato  dalla possibile multa non ci pensa un minuto a licenziare Issa nonostante  le sue vane proteste  e richieste di non mandarlo via.

Issa dopo essersi inutilmente offerto ad altri banchi , chiede aiuto al connazionale ed amico Mario che lavora come cuoco.

Mario generosamente lo aiuta comprandogli una bici e dandogli in prestito  il suo cellulare al fine  di iniziare a fare il cosiddetto rider.

Issa si lancia con passione ed impegno  in questo lavoro girando Torino  in lungo e largo, e Issa è  anche un ragazzo come tanti, a cui piace corteggiare  ed uscire  con le sue  coetanee.

Lo spettatore  assiste così ad una semplice quanto tenera uscita di due giovani, che trovano bello fare una passeggiata in bici e condividere i propri sogni e speranze, nonostante  le difficoltà  quotidiane.

Ma il “felice” momento  di Issa è il preludio ad un disastro, infatti il giorno dopo durante una consegna al ragazzo  gli viene rubata  la bicicletta, lasciandolo   in una disperata prostrazione.

Issa sa però  che non può  permettersi  di recriminare e cosi tenta  ogni soluzione per rimettersi in “gioco”.

Va inutilmente dal venditore di bici usate dove ha comprato  la sua, chiedendogli un altra bici in  fiducia per 48 ore.

Poi gira  tra mercatini sperando  di poter   costruire  una bici da sé.

Ma soprattutto  insegue il ladro  della bici, cercando indizi ovunque .

Tutti gli sforzi del ragazzo falliscono miseramente e lo spettatore  non può che ne condividerne  delusione  ed amarezza.

Issa ormai rassegnato, non gli resta che diventare ladro a propria volta , rubando la bici ad un altro  rider il quale rimane ferito gravemente. Per Issa è  il colpo fatale  al suo indomito coraggio  e alla volontà  di lavorare onestamente  a Torino.

Una Torino che gli ha negato tutto e soprattutto  lo costringe a violentare la propria natura.

Milad Taghir ci ha voluto  raccontare, mostrare che esistono anche tanti onesti clandestini, desiderosi di lavorare soltanto se ne avessero l’opportunità.

“Anytime  Anywhere ” è  un racconto  semplice, lineare, diretto ed interpretato  in modo talentuoso ed efficace  , lasciando allo spettatore  l’affettuoso desiderio di dare una mano alla sfortunato e bravo Issa.

Vittorio De Agrò (RS)

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