#CANNES77 – 14/25 maggio 2024 SPECIALE #21 (DAYS 7&8): Lo sguardo critico di Vittorio De Agrò dal Palais

Verso la conclusione si scontrano il Cinema Visionario di Cronenberg e il  Cinema del Reale di ABBASI, ma il dibattito si sposta inevitabilmente sulle ferite non rimarginate di Bernardo Bertolucci e il suo Ultimo Tango a Parigi

(da Cannes Luigi Noera e Maria Vittoria Battaglia con la gentile collaborazione di Vittorio De Agrò (RS) – le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)

COMPETITION

THE APPRENTICE di Ali ABBASI

Sinossi: Il primo lungometraggio in lingua inglese del regista iraniano-danese Abbasi mostra Donald Trump nei panni di un giovane dirigente immobiliare nella New York degli anni ’70 in un “accordo faustiano” con l’avvocato e faccendiere Roy Cohn – da una sceneggiatura dell’autore di The Loudest Voice In The Room di Gabriel Shermann.

Recensione: Vi ricordate il tormentone di Fahrenheit 11/9 di Michael Moore del 2018 che ci spiegava a modo suo l’ascesa di Trump al potere. Ebbene in “The apprentice” anche Ali Abbasi, si propone di raccontare le origini del Trumpismo con una docufiction dal sapore televisivo. Trump viene descritto, come un ragazzo timido e impacciato, schiacciato dalla figura paterna, che si è trasformato in un assertore della bugia e della manipolazione.

L’incipit è dato da un filmato di repertorio che vede il presidente repubblicano Richard Nixon negare pubblicamente di aver mai mentito, fatto spiare i suoi avversari politici e tratto vantaggio dalla sua posizione. Pochi mesi dopo Nixon sarà costretto a dimettersi per il caso Watergate.

L’incontro causale (ma sarà proprio vero?) con un signore magnetico e cortese Roy Cohn, celebre avvocato dai molteplici contatti e dai pochissimi scrupoli, capace di condizionare la vita politica ed economica della Grande America.

Cohn diventa ben presto il mentore e consigliere del fenomeno Trump. L’uomo usa tutta la sua influenza per impedire una causa che avrebbe portato al fallimento dell’azienda edile di Trump Senior, e in seguito sostiene l’ambizione di Donald nel costruire la celebre Trump Tower. E gli insegna tre regole auree per eccellere nell’arte di fare affari: attaccare sempre, negare tutto e non accettare mai una sconfitta.

Nella seconda parte del film, si vede come Trump abbia recepito e fatto sua la lezione, arrivando a superare il maestro e ribaltando i rapporti di forza con Cohn. Emblematica in questo senso è l’ultima scena di “The Apprentice”, con il mentore, ormai in fin di vita, che mostra delusione e disgusto per la persona che ha contribuito a creare. Ma sarà verò anche questo?

“The Apprentice” ci da  un’idea di chi potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti. Di nuovo. Ma tanto è tutto inutile, più menti più fai presa sull’elettorato che democraticamente ti vota.

THE SHROUDS di David CRONENBERG

Sinossi: THE SHROUDS ci racconta come un uomo d’affari in lutto  inventa un sudario che si collega ai morti

Recensione il Maestro del body horror ha sorpreso Cannes 2024, con un film molto diverso dalle aspettative. “The Shrouds” presentato  come un horror , è  decisamente un storia cupa, nera, ma come sono  il dolore di una perdita, l’elaborazione  del lutto della moglie amata.

La morte diventa poi sempre più centrale quando ci si avvicina al “confronto ” con essa. David Croneberg  per esorcizzare entrambe le tematiche  e chissà  sperando di  trovare una quiete nel proprio cuore , ha voluto mettere in scena le proprie paure ed ossessioni affidando a Vincent Cassel il compito di essere il suo alter ego sulla scena.

Crediamo che il modo più onesto e corretto  di valutare “The Shrouds,” sia  quello introspettivo  e personale del regista, che ha voluto condividere il proprio travaglio  con lo spettatore. Alla luce di ciò, probabilmente  non ha molto senso  esaminare una sceneggiatura che risente negativamente  dalla scelta biografica del regista.

The Shrouds  racconta il dolore, mette in scena le ossessioni dell’uomo Croneberg, che il regista ha cercato di dare un contesto  creativo  e narrativo con risultati  però deludenti, ad eccezione dell’idea alla Croneberg  che in futuro esisterà  una catena di ristoranti  dentro i cimiteri e la nascita di  un app  per vedere il corpo del defunto “deteriorarsi “nella tomba.

Vincent Cassel si è  generosamente buttato  in questo compito così delicato, ma rimanendo paradossalmente  intrappolato  in un interpretazione  abbastanza piatta, priva di guizzi e soprattutto  d’empatia  con lo spettatore.

Anche Diane Kruger è  rimasta bloccata da questo cortocircuito  creativo-personale del regista, nonostante interpreti il doppio ruolo  di Becca e Terry rispettivamente  moglie defunta e sorella gemella da sempre innamorata del cognato

In conclusione  The Shrouds  va visto e sentito come il lungo addio alla persona amata ed un  monito ad non cedere alle paranoie ed ossessioni  derivanti dal dolore.

OUT OF COMPETITION – CANNES PREMIERE

MARIA di Jessica Palud

Sinossi: Si riapre dopo tanti anni la ferita della protagonista, una giovanissima attrice di nome Maria Schneider (Anamaria Vartolomei). Quando viene scelta da un regista italiano in piena ascesa come Bernardo Bertolucci (Giuseppe Maggio) per recitare affianco a una star del calibro di Marlon Brando in “Ultimo tango a Parigi”, Maria è piena di speranze. Il successo è sorprendente ma dietro alle abbaglianti luci della celebrità ci sono sfruttamento e umiliazione. Il set del film si svolge a porte chiuse e comprende sessioni di sesso e violenza che la giovane attrice deve accettare senza opporsi. Maria non era preparata a tutto questo e nemmeno alla fama e allo scandalo che le rovineranno la vita.

Recensione: Il doloroso  caso di Maria Schneider  vissuto sul set del discusso  e controverso  “Ultimo Tango a Parigi,  ancora oggi divide ed inquieta L’opinione  pubblica

Siamo  ben lontani dal #Metoo che ha scoperchiato il marcio  che ruota intorno e dentro  al mondo del cinema.

Maria Schneider  è  stata cresciuta  dalla sola madre, poiché  frutto di una relazione extraconiugale  del padre, discreto  attore di cinema. Maria sente il bisogno di conoscere , vedere suo padre e quella serie di incontri avuti anche sul set, fanno scattare nella  ragazza il desiderio di diventare attrice.

La madre di Maria , furiosa per quest’avvicinamento della figlia  al mondo del suo ex amante, la manda   letteralmente fuori di  casa  .

Sarà  una rottura netta e totale  per cui Maria  soffrira molto , sentendosi ingiustiziamente abbandonstaq.

Maria tocca  il cielo con un dito quando Bernardo  Bertolucci la sceglie per il suo ultimo film con la motivazione di aver bisogno “di una ragazza  innocente, ingenua ,di un insegnante di di inglese inglese e di di pura”.

Con il senno di poi la frase pronunciata dal regista italiano, faceva emergere   perché   avesse   voluto  un’ attrice alle prime armi.

Maria vive il set di “Ultimo tango a Parigi” con grande passione, professionalità  e mostrando di tenere “testa” al grande Marlon Brando. Maria legge, studia  il copione, ma in ultima analisi si fida ed affidati ai consigli di Bertolucci  ed ai suggerimenti  di Marlon Brando sul set.

L’ormai celebre  scena dello stupro con il burro  si deve leggere e vivere come il tradimento della fiducia, la slealtà messa in atto dal regista e dall’attore nei confronti del corpo  e della mente della donna Maria prima ancora dell’attrice. Quella prolungata violenza compiuta con Maria bloccata a terra e piangente davanti all’omertosa complicità  della troupe, ruppe in modo irrimediabilmente  qualcosa  dentro Maria.

Maria perse innocenza e ingenuità  in un colpo  solo scivolando verso gli abissi dell’eroina e dell’autodistruzione per non sentire  il dolore ed i ricordi  di una violenza che riviveva ogni giorno dentro  di sé.

Jessica Palud ricostruisce con attenzione  e cura le tappe della vita di Maria che la porteranno sul set di Ultimo  Tango , per poi cambiare registro e toni  del racconto virando su un disperato, terribile  ed inarrestabile processo  di auto distruzione.

Una caduta  negli abissi dell’anima, da cui è difficilissimo riemergere .

Maria è  Anamaria Vartolomei, già   apprezzata con “L’avvenimento ” a Venezia nel 2021, e qui non soltanto conferma il proprio valore, ma compie un ulteriore salto qualitativo, offrendo allo spettatore tre meravigliose  versioni di Maria:ingenua, felice, tradita.

Anamaria Vartolomei  sembra già un attrice esperta, carismatica, versatile e poliedrica.

Non ha alcun timore nel reggere  il peso di un intero film , segnandone  positivamente il risultato grazie o quasi alla sua performance.

Questo film senza la presenza  della Vartolomei  sarebbe una pellicola dignitosa  ma nulla di più.

Maria rende giustizia alla violenza fisica e psicologica subita dalla Schneider , magari dando coraggio ad altre attrici vittime di set troppo  maschilisti Annamaria  Vartolomei  illumina la scena , e ci piace  immaginare che nel farlo , da lassù la vera Maria abbia apprezzato e sorriso a questa collega dal futuro  radioso.

Vittorio De Agrò (RS)

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