#CANNES77 – 14/25 maggio 2024 SPECIALE #11 (DAY 4): FOCUS del giorno

Yórgos LÁNTHIMOS non convince sebbene abbia assoldato un cast collaudato con un poliedrico Jesse Plemons ed una magnetica Emma Stone

(da Cannes Luigi Noera e Maria Vittoria Battaglia con la gentile collaborazione di Vittorio De Agrò (RS) – le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)

COMPETITION

#KindOfKindness di Yorgos Lanthimos

Sinossi: la Musa del regista greco in un trittico dai contorni oscuri sull’animo umano

Recensione: Il regista greco torna a collaborare con Efthimis Filippou e ci si accorge subito che fa un passo indietro rispetto alle ultime sue pellicole che tanto successo di pubblico hanno riscosso.Così l’esponente della cosidetta novelle Vogue greca ci presenta un tris di storie profondamente sconcertanti, vertiginosamente inquietanti e cupe, vagamente collegate tra loro, se non altro per gli interpreti, che riescono a essere forse divertenti ed esilaranti: insomma con un anima cinematografica.

Questo puzzle in tre parti senza capo ne coda a qualcuno ricorda David Lynch e forse anche Quentin Tarantino, secondo noi vorrebbe competere con il visionario per eccellenza Fellini della cinematografia senza riuscirci.

Utilizzando nuovamente un cast stellare tra i quali la nuova musa di Lanthimos Emma Stone ma anche da Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Joe Alwyn e Hong Chau . Eppure questa narrazione strampalata del lato oscuro dell’animo umano, svelando all’infinito i suoi misteri e quel qualcosa di marcio al suo interno risulta in qualche modo a riflettere il nostro tempo.

Grazie al contributo di Emma Stone di nuovo al centro della scena, e il suo co-protagonista principale Jesse Plemons, a cui è stata data l’opportunità in due ruoli principali (e uno minore) di dimostrare appieno la sua bravura che merita un premio da parte della giuria di Cannes.

Tutti e tre gli episodi hanno il nome di un personaggio particolare nel titolo, il misterioso RMF, e hanno come protagonisti gli stessi attori in ruoli diversi. Nel primo incontriamo Robert, interpretato dal poliedrico Jesse Plemons, nei panni di un alcolista la cui vita è completamente controllata dal suo inquietante capo (e probabile amante) Raymond (Dafoe). Il suo lavoro, la casa e la moglie (Hong Chau), la sua stessa dieta e la routine quotidiana, sono prescritti da Raymond, che gli fa regali tra cui la racchetta rotta di John McEnroe e l’elmo bruciacchiato di Ayrton Senna. Quando Robert si oppone a una delle richieste di Raymond, la sua vita andrà allo sbaraglio. Bisogna sottolineare che il bravissimo Dafoe si è dovuto piegare ai desideri incauti del regista pur di lavorare con lui e la cosa ci intristisce perché non merita un simile trattamento.

Nel secondo episodio, in cui RMF viene definito nei titoli che impara a volare, vede Plemons interpretare Daniel, un poliziotto la cui moglie Liz (Stone) è scomparsa durante una non specificata spedizione scientifica. Crede che lei si farà viva di nuovo, ma quando ciò accade, i suoi sospetti iniziano ad avere la meglio su di lui. Questa è la puntata più divertente, tipicamente della scrittura del duo Lanthimos/Filippou. Plemons, il suo partner Neil (Mamoudou Athie) e la moglie del suo partner – interpretata da Qualley – vengono a cena per consolarlo. Insiste affinché guardino i suoi filmati amatoriali per ricordargli Liz che si rivelano essere porno amatoriali interpretati da loro stessi.

Nell’episodio finale Kinds Of Kindness perde quel poco di stabilità narrativa ed è abbastanza confuso da sembrare strutturalmente imprevedibile, anche se una struttura in tre atti difficilmente potrebbe essere diversamente soprattutto se realizzata da un regista così imprevedibile.

L’unica nota positiva è l’interpretazione di Plemons che è la rivelazione del film, unico punto fermo in un cast che racconta tre diverse storie molto strane.

In breve il regista ancora una volta mette in mostra nei tre racconti la parte oscura dell’animo umano in un crescendo di orrore senza capo ne coda. Solo i primi piani sugli occhi magnetici di Emma Stone lasciano qualche spiraglio ad una pellicola di tre ore dopo le quali ci domandiamo quale sia il significato: insomma un regista ritornato alle sue origini ma che non ci ha convinto.

Luigi Noera

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