SPECIALE 72ma #BERLINALE – 10/20 febbraio 2022 #5 (DAY 4): Brother in every Inch di Alexander Zolotukhin

Il film russo sulla fratellanza – Brother in every Inch – la recensione di Marina

(da Berlino Luigi Noera con la gentile collaborazione di Marina Pavido- Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Berlinale)

Presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2022, all’interno della sezione Encounters, Brother in every Inch è l’opera prima del giovane regista russo Alexander Zolotukhin.

La storia qui messa in scena è quella di due fratelli gemelli, Mitya e Andrey (impersonati da Sergey e Nikolay Zhuravlev), che vengono addestrati per diventare piloti militari. Pur essendo identici nell’aspetto, i due giovani sono “complementari” per quanto riguarda le loro attitudini. Mentre Andrey, infatti, è più portato per la pratica, Mitya eccelle nella teoria, ma – essendo estremamente emotivo – ha parecchie difficoltà durante le esercitazioni e addirittura, durante un volo, sviene, rischiando la vita. In seguito a questo avvenimento, il ragazzo rischia di essere espulso dalla scuola. In che modo riuscirà a evitare la cosa?

Alexander Zolotukhin, già allievo di Aleksandr Sokurov, sa indubbiamente il fatto suo. E in questo suo Brother in every Inch ci regala suggestive inquadrature da aerei in volo, di rotaie che si avvicinano alla pista di atterraggio, di impressionanti incendi intorno a una piccola superficie d’acqua. Questo suo lungometraggio tiene lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine e rivela una straordinaria padronanza del mezzo cinematografico (i buoni maestri, si sa, sanno indicare sempre la giusta strada da percorrere), oltre a un promettente “coraggio” nel mettersi in gioco con nuovi modi di intendere la messa in scena stessa.

Mitya e Andrey sono molto legati tra loro e non esitano, ogni volta in cui uno dei due si trova in difficoltà, ad aiutarsi a vicenda. Ci sono situazioni, tuttavia, in cui non si può fare molto. Il loro speciale rapporto viene sottolineato dalla macchina da presa del regista attraverso momenti di grande tenerezza, durante le pause tra un addestramento e l’altro, o quando entrambi si divertono a flirtare con una loro collega, ma, allo stesso tempo, avrebbe necessitato di maggior mordente e di un maggior approfondimento.

Questo, probabilmente, è l’unico elemento che meno convince in Brother in every Inch, in cui si è sempre in attesa di qualcosa che non avviene mai o mai nel modo sperato. Di fianco a un eccellente lavoro di regia, dunque, la scrittura viene, purtroppo, fortemente penalizzata e rivela, al contempo, che il nostro promettente Alexander Zolotukhin deve ancora maturare del tutto. Ma sta bene. Di fatto, avendo all’attivo, per il momento, soltanto un lungometraggio (oltre, ovviamente, a un gran numero di cortometraggi, alcuni dei quali già presentati a Berlino) si tratta di una mancanza perdonabile. Bisognerà solo aspettare quali altre sorprese il giovane cineasta ci regalerà in futuro.

Marina Pavido

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