SPECIALE #CANNES74 – 6/17 luglio 2021 #6 (DAYS 7&8)

(da Cannes Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival di Cannes)

Attesa per i quattro registi da sempre amati a Cannes

Nel concorso principale non poteva mancare ASGHAR FARHADI che presenta GHAHREMAN (The HERO) – Siavash è un bambino dislessico e suo padre è andato in prigione per un debito insoluto. In una società come quella iraniana impregnata dalla pena di morte tutti cercano di arrangiarsi. Al di là della sceneggiatura complicata da seguirer per i vari livelli di letturaviene fuori una società impaurita che si rispecchia nello sguardo del protagonista Rahim. A lui importa il suo onore e non la sua vita. Durante un congedo di due giorni, cerca di convincere il suo creditore a ritirare la sua denuncia contro il pagamento di parte della somma. Ma le cose non vanno come previsto…

PETROV’S FLU di KIRILL SEREBRENNIKOV – In una Russia post sovietica succede di tutto. Un improbabile circolo della letteratura, uno squadrone della morte imperversa per le strade. A tutto questo è costretto Petrov nonostante tutto. L’influenza felliniana e l’omaggio alla sua fantasia è evidente. Sono i pensieri reconditi della parte cattiva dell’essere umano. E’ affascinante la musica rock. I ricordi della fanciullezza con due genitori a dir poco stravaganti, ma chi dice che i bambini non ricordano? Utilizzando la tecnica delle pellicole in super 8mm. Tanti simbolismi sono sparsi qua e la. Infine la tragedia della febbre del figlio e la disperata corsa verso la salvezza. Basato sul romanzo “The Petrovs In and Around the Flu” di Alexey Salnikov lo spettatore rimane interdetto..

TITANE di JULIA DUCOURNAU – Un incidente stradale quando era ragazzino lo costringe ad una operazione alla testa con una vistosa protesi al Titanio. Sono passati tanti anni e il ragazzino (o ragazzina?) la ritroviamo in una balera high tech ad un raduno di auto elaborate. La giovane è sexy e attira l’attenzione del pubblico, ma all’esterno si compie un delitto quasi una vendetta contro gli abusi sessuali subiti. Una atmosfera psichedelica aleggia nelle prime sequenze di TITANE che ha rapito l’ignaro spettatore con una scena di sesso virtuale con una automobile. Un film fuori dagli schemi che farà discutere. Il padre responsabile dell’incidente di tanti anni fa è un caposquadra dei pompieri locali che vengono chiamati per un incendio. In quella giovane donna dai tratti mascolini lui ritrova il figlio perduto. In un gioco di doppiezza che è una delle basi cinematografiche si svolge il film dove i due personaggi si rendono conto di aver bisogno l’uno dell’altro. E’ il desiderio umano di relazionarsi che prende il sopravvento in un film di ci non vi diremo la scena finale. Possiamo dire che il film già all’uscita della sala fa discutere.

GAEY WA’R di JIAZUO NA – E’ la storia di un giovane malavitoso cinese che entra in competizione con il proprio boss ed ha una relazione complicata con una ragazza e un rapporto con il vecchio padre. Un gangster movie in versione cinese dai contorni non chiari a causa dei tanti argomenti trattati che disorienta lo spettatore. Peccato perché poteva essere una promessa del cinema asiatico.

MES FRÈRES ET MOI di YOHAN MANCA – Una storia delicata di un ragazzino Nour che insieme ai fratelli deve accudire alla mamma colpita da una ischemia ed in coma. Per tentare di risvegliarla le fa ascoltare arie operistiche interpretate dal cantante lirico Pavarotti. Ma il destino vuole che la lirica diventi una opportunità per uscire dal suo guscio, grazie all’incontro di una insegnante cantante lirica.

Invece per Cannes Premiere abbiamo seguito con attenzione il nuovo documentario di Oliver Stone JFK REVISITED: THROUGH THE LOKING GLASS Il quale proseguendo nella sua indagine sull’assassinio del Presidente Kennedy, grazie alla de secretazione degli archivi di stato americani trova altri tasselli sulla verità. Insieme ai narratori premi Oscar Whoopi Goldberg e Donald Sutherland, e ad un team di esperti di medicina e balistica, storici e testimoni, Stone presenta nuove prove convincenti sui veri mandanti dell’assinio.

Invece per Special Screenings vi segnaliamo LES HÉROÏQUES di MAXIME ROY – Un uomo con tanti problemi tra cui l’alcolismo ha due figli uno diciottenne e l’altro di appena un anno avuto da due relazioni. Cerca in tutti i modi di darsi da fare senza riuscirci. La sua passione sono le moto e il film ci offre uno sprazzo di ottimismo. Da dieci mesi è pulito ma 40 anni di tossicodipendenza  non si cancellano ne tantomeno le conseguenze sul fisico. E’ grazie all’aiuto dei gruppi di Alcolisti Anonimi riesce a recuperare la sobrietà sebbene i problemi non siano passati.

Dalla sezione autonoma Semaine de la critique un film psicologico BRUNO REIDAL di VINCENT LE PORT – Siamo nel 1905 in Francia quando il giovane diciottenne omicida Bruno dopo aver ucciso e decapitato la sua vittima, si costituisce ai gendarmi. Nel carcere lo sottopongono all’esame psichiatrico e così inizia a raccontare ai medici la sua vita che lo ha portato ad uccidere. Era stato abusato da un giovane pastore e da quel momento era stato tormentato dal desiderio di uccidere. Il cappellano del carcere lo conduce nel seminario di Sant Flore. Da questa esperienza viene fuori il suo risentimento per gli altri: i più belli, i più intelligenti, i più ricchi, un sentimento negativo causato dal suo senso di inferiorità. Dove matura l’omicidio commesso in un crescendo di perdita del controllo l’anno di seminario nel rientro a casa dei demoni in balia alle sue ossessioni. E’ così che il 1° settembre di quel maledetto anno uccise il piccolo François a cui attribuisce tutte le colpe del suo malessere interiore. Nel racconto permeato di rimorso i pensieri oscuri della necessità di uccidere si affollano nella sua debole mente. Da una storia vera il protagonista mori solo a 30 anni in carcere. Uno squarcio sul lato oscuro dell’essere umano che viene fuori in persone deboli come Bruno.

Per le Quinzaine des Realisaeturs un   documentario italiano FUTURA di ALICE ROHRWACHER, PIETRO MARCELLO, FRANCESCO MUNZI – In questa carrellata di giovani italiani che nel 2020 sono stati intervistati dagli autori iniziamo dal lago di Bolsena dove dei giovani che sono il lievito del Bel Paese si fanno un bagno. Mentre Pietro Marcello intervista i giovani napoletani nello stile Gregoretti con la voce fuori campo. A Milano ai Navigli i ragazzi scelgono le foto in base alla loro sensibilità. A Cagliari hanno gli ideali infranti. A Castelsangiorgio in provincia di Terni l’adolescenza è finita mentre il futuro fa paura. A Roma viene intervistato un collettivo che lavorano in una rivista per giovani. Grazie  spezzoni di documentari di repertorio viene fuori che manca l’afflato per il futuro come avevano quei ragazzi del G8 nel 2001 a Genova e i vergognosi fatti della scuola Diaz. Un documentario scritto a più mani che è uno spaccato del Bel Paese dei nostri giovani.

Infine dalla interessante sezione Acid un piccolo gioiellino, AYA di SIMON GILLARD – La giovane Aya vive in maniera spensierata con la madre nell’isola di Lahou, al largo della Costa d’Avorio, ma la sua casa è minacciata dall’innalzamento del livello dei mari. Nonostante il suo paradiso sia destinato ad essere inghiottito dalle onde, la giovane è decisa a non abbandonare la propria terra. Simon Coulibaly Gillard, al primo lungometraggio, dà vita a un’opera luminosa e sensoriale, capace di entrare in simbiosi con un territorio e i corpi delle persone che lo abitano. Grandioso esempio di ibridazione tra documentario e finzione. La giovane protagonista si muove come in un sogno: di fronte alla minaccia dell’esilio e all’inesorabile destino di un mondo che si dissolve lentamente, nei suoi gesti sopravvive il desiderio di esprimere, nonostante tutto, una forma di resistenza.

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