SPECIALE #VENEZIA76 #14 – 27 AGOSTO/7 SETTEMBRE 2019: (DAYS 10&11)

(da Venezia Luigi Noera con la gentile collaborazione di Marina Pavido e Annamaria Stramondo- Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Biennale ASAC)

FRANCO MARESCO INFIAMMA IL LIDO

Siamo arrivati in fondo alla edizione della Mostra che verrà ricordata per la proiezione del  film contesissimo Joker che Barbera è riuscito a portare al Lido. Molto probabilmente è il film da Leone d’Oro, anche se noi tifiamo per Gloria  Mundi di Robert Guédigan.

Al termine di questa movimentata Mostra a #VE76 CONCORSO arriva la trasposizione di un romanzo di J. M. Coetzee grazie a CIRO GUERRA e il suo WAITING FOR THE BARBARIANS con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson. Siamo in un avamposto isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome. Il Comandante , aspetta con impazienza la tranquillità della pensione, fino all’arrivo del colonnello Joll. Siamo alla contrapposizione tra il Bene e il Male, tra l’accoglienza e il rifiuto dell’altro. Quello che salva la pellicola dal ritmo lento sono i paesaggi mozzafiato del nulla nel deserto. Ma potete leggere anche cosa ne pensa Marina Pavido nella RECENSIONE. Interessante anche  il COMMENTO DEL REGISTA Quando abbiamo incominciato a lavorare all’adattamento del romanzo, pensavo che la vicenda fosse ambientata in un mondo e in un’epoca lontani. Tuttavia, mentre le riprese del film procedevano, la distanza nel tempo e nello spazio si è ridotta sempre più. Ora che abbiamo concluso, la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità.

La Mostra si conclude con una scanzonata storia dai toni documentaristici di FRANCO MARESCO che prosegue la sua indagine iniziata qualche anno fa con BELLUSCONI portato allora proprio a Venezia. Si tratta di LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA -con Letizia Battaglia, Ciccio Mira.

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia. Il regista sente il bisogno di affiancare a Letizia una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, ‘mitico’ organizzatore di feste di piazza, già protagonista nel 2014 di Belluscone. Una storia siciliana.

Quello che non ci  piaciuta è la parte realizzata con fumetti riguardante la famiglia MATTARELLA. E’ mai possibile che un siciliano doc come Maresco scivoli in una buccia di banana; eppure tanto è. Nella storia ci viene presentato il quartiere ZEN (zona espansione nord) di Palermo, quartiere difficile quanto può essere Tor Bellamonaca a Roma, dove però il nostro “eroe” Ciccio Mira ha previsto di allestire uno spettacolo in memoria dei due magistrati Falcone e Borsellino martiri della mafia. Il casting è veramente allucinante presentando i neomelodici per Falcone Borsellino. Dimenticando che tanti di questi artisti sono finanziati dalla mafia.

COMMENTO DEL REGISTA Questo film è l’inevitabile seguito di Belluscone. Una storia siciliana, presentato a Venezia nel 2014. Devo ammettere che non è stato per niente facile, cinque anni dopo, tornare a raccontare una storia con dentro, ancora una volta, i cantanti neomelodici e la mafia. La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso.

Anche la sezione #VENEZIA76 –ORIZZONTI si conclude con due opere distanti fra loro. La  prima  dalla Spagna è ZUMIRIKI di OSKAR ALEGRIA. I ricordi di una infanzia attraverso la rivisitazione di luoghi che anch’essi non ci sono più. Solo gli alberi dell’isola dove aveva giocato si ergevano stoicamente in mezzo all’acqua. In realtà è l’infanzia che non c’è più con la quale bisogna fare i conti. Ma ecco il COMMENTO DEL REGISTA Mio padre era solito filmare le tradizioni e i paesaggi del suo villaggio. Un giorno notai che aveva anche l’abitudine di filmare le piante e gli uccelli che stavano scomparendo, mentre contemporaneamente registrava i loro nomi in basco antico all’interno della colonna sonora. Fu allora che appresi che se le parole muoiono, anche gli uccelli e le piante svaniscono. Filmare era allora un gesto per salvare il nostro mondo antico. Filmare per vivere due volte. Filmare per sentire la nostra voce di bambini.

Invece la voce delle donne maltrattate in Afghanistan è suggerita da HAVA, MARYAM, AYESHA di SAHRAA KARIMI . La storia di tre donne che debbono combattere per vedere riconosciuti i loro diritti di esseri umani anche se vengono da estrazioni sociali diverse. Ci ricorda tanto il cartone animato I piccioni di Kabul.

Ci aiuta il COMMENTO DELLA REGISTA Essendo una regista donna originaria dell’Afghanistan, mi sono ripromessa di raccontare le storie delle mie connazionali che cercano di cambiare la propria vita all’interno di una società tradizionale. Viaggiando in diverse città e villaggi afgani, ho raccolto dal profondo del Paese storie vere di donne come Hava, Maryam e Ayesha. Hava è il prototipo della casalinga afgana, Maryam è una donna colta, un’intellettuale, e Ayesha è un’adolescente della classe media. Tutte stanno tentando di non arrendersi alla società patriarcale che è stata loro imposta. Le decisioni che prendono sono una forma di resistenza a una vita pre-determinata. Il mio obiettivo è quello di raccontare le vite di donne che per molti anni non hanno avuto voce e ora sono pronte a cambiare il proprio destino.

Per la sezione #VENEZIA76 FUORI CONCORSO NON FICTION è stato ospitato un caro amico di Barbera SERGEI LOZNITSA che ha presentato STATE FUNERAL. Una inedita rivisitazione dei Funerali di Stalin nella  lunga pellicola che ci mostra i grandi del blocco sovietico rendere omaggio al Dittatore del Male assoluto che insieme ad Hitler ha imperversato per buona parte del ‘900.

Filmati d’archivio unici, in gran parte inediti, mostrano il funerale di Josip Stalin, culmine del culto della personalità del dittatore. Il film evidenzia che il culto della personalità di Stalin era una forma di illusione indotta dal terrore. Utile il COMMENTO DEL REGISTA La morte di Stalin ha significato la fine di un’epoca. Senza nemmeno rendersene conto, le milioni di persone che piangevano il leader nel marzo 1953, stavano anche vivendo un’esperienza epocale nelle loro storie personali.

È per me fondamentale condurre lo spettatore in questa esperienza non come imparziale osservatore di un evento storico o un cultore di rare riprese d’archivio, bensì come partecipante e testimone di uno spettacolo grandioso, terrificante e grottesco, che rivela l’essenza di un regime tirannico.

Considero questo film uno studio visivo sulla natura del culto della personalità di Stalin e un tentativo di smontare il rituale che era parte delle fondamenta del regime sanguinoso. È impensabile che oggi, nella Mosca del 2019, 66 anni dopo la morte di Stalin, migliaia di persone si riuniscano il 5 marzo per deporre fiori e piangerlo. Penso che sia mio dovere di regista sfruttare il potere delle immagini documentaristiche per fare leva sulle menti dei miei contemporanei e cercare la verità.

Infine si  conclusa anche la 16ma Giornate degli AUTORI con la proiezione LINGUA FRANCA di Isabel Sandoval. La regista ci sbatte sul grande schermo la storia degli ultimi come può essere Olivia, un’immigrata filippina senza documenti con il terrore di essere rimpatriata, lavora come badante. Sfumata la possibilità di sposare un americano per ottenere la carta verde, inizia una relazione con Alex, nipote dell’anziana e dipendente in un mattatoio, il quale però non sa che lei è una transgender. Da questo momento in poi si svela il dramma ddi essere migrante e non accettata dalla società. Molto bella la fotografia in un mezo espressivo del lingaggio cinetografico che si presta bene alla dualità.

Come Film di Chiusura un omaggio al mondo equestre con LES CHEVAUX VOYAGEURS di Bartabas.

India, Tibet, Cina Arabia. In ogni Paese le musiche che vengono utilizzate negli spttacoli sono diverse, ma una cosa accomuna tutti: il rapporto tra l’uomo e il cavallo che è sempre identico. La pellicola è stata realizzaa utilizzando le  registrazioni per più di tre decadi degli spettacoli dell’eccezionale compagnia del Théâtre Équestre Zingaro, Les chevaux voyageurs è un viaggio tra i ricordi affascinante dentro la mente creativa di Bartabas.

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