SPECIALE 69ma #BERLINALE #4 – 7/17 FEBBRAIO 2019: (DAY 2 )

(da Berlino Luigi Noera con la gentile collaborazione di Marina Pavido- Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Berlinale)

in concorso la questione della pedofilia nella chiesa, ma anche dall’Asia un noir Fuori dagli schemi

La Berlinale entra nel vivo con in CONCORSO tre titoli impegnativi. Parliamo di quello che sicuramente farà discutere di François Ozon che con Grâce à Dieu affronta il tema attuale della pedofilia nella Chiesa del Terzo Millennio. Lo fa con toni pacati che mettono in risalto la fiducia riposta in Dio dagli abusati che non per questo abbandonano la Chiesa e cercano di scardinare il velo di omertà. Il film ci è piaciuto appunto per la pacatezza non assomigliando ad altri film sulla questione magari dai toni urlati.

Il secondo film del cinese Wang Quan’an ci parla di un fatto di sangue avvenuto nella steppa Mongola: Öndög. Come è ovvio i paesaggi sono struggenti per il loro vuoto e fanno diventare surreale il luogo dl delitto con aspetti anche di ilarità. Non convince però il ruolo della donna mongola e la sua autodeterminazione in un mondo essenzialmente maschilista. Ma tanto è che il regista insiste su questa mascolinità della donna al limite dell’inverosimile. E pure vero che ne viene fuori un noir fuori dagli schemi classici.

Nel terzo film in concorso Systemsprenger (System Crasher) di Nora Fingscheidt il giovanissimo interprete nei panni di un ragazzino che non riesce a controllare la naturale aggressività, da qui il titolo del film, è di una naturalezza incredibile e merita un premio, anche se la durata del film di quasi due ore rende ossessivo il soggetto con un finale tragico.

Nella sezione Panorama dopo la partenza in sordina oggi una pellicola di grande spessore sulla disumanità nella tratta di esseri umani  nel sud est asiatico: Buoyancy di Rodd Rathjen, AU  ci racconta con crudeltà le vicissitudini di un quattordicenne che per sfuggire al padre despota finisce nelle mani di una banda di pescatori senza scrupoli; ma anche la sua determinatezza a salvarsi compiendo efferatezze per conquistare un posto di rispetto in una società squallida dove la vita umana non vale nulla.

L’altro film Hellhole di Bas Devos, B/NL risulta invece molto banale nell’intrecciarsi di tre storie parallele che si intersecano nella quotidianità di Brussell. Ci spiace per Alba Rohrwacher nei panni di una traduttrice interprete alla comunità europea con i tanti luoghi comuni  a cui deve sottomettersi.

Nella sezione Panorama DoC due piccole opere francesi: La Arrancada (On the starting line) di Aldemar Matias sul riscatto ideologico di Cuba di oggi nel racconto di una giovane atleta che peò oltre a mostrarci la povertà del post Fidel non aggiunge molto. Interessante e con uno schema gioioso il doc Systeme K di Renaud Barret, che mette a nudo l’aspetto culturale innato negli abitanti di Kinshasa che utilizzano quel poco di rifiuti per trasformarli in opere d’arte

Inizia pure l’altra sezione FORUM con quattro titoli di cui African Mirror dello svizzero Mischa Hedinger ci sembra quello meno pregevole anche se attinge da un archivio storico dello storico svizzero René Gardi della fase colonialista in Africa. Anche dall’america una storia tutto sommato scontata tra due teenager molto legate ma anche molto diverse tra loro. Si tratta di Fourteen di Dan Salitt il cui finale anche se tragico è prevedibile. Invece di tuttaltro spessore il rapporto a tre nella metropoli giapponese che ci presenta Sho Miyake in Kimi no tori wa utaeru (And Your Bird Can Sing) con momenti di profonda liricità tra i tre protagonisti dove la giovane amante con una naturalezza disarmante abbraccia entrambi in un gioco libero da schemi.

Ci è piaciuta anche la storia del vaccaro raccontata in Querência (Homing) da Helvecio Marins Jr. dove l’aspetto ambientalistico e l’attacamento alla terra natia è un argomento che spesso si ritrova nella cinematografia rurale brasiliana.

Infine un disarmante e coinvolgente opera tra quelle presentate alla Berlinale Shorts dal duetto Florian Fischer/Johannes Krell con Umbra ci racconta in gioco di luci e ombre il caleidoscopio della vita.

Lascia un commento

Top